Corso di scrittura creativa: I vizi capitali
A partire dal 27 gennaio 2014, a Calvisano,Brescia, inizierà il quinto atto del nostro viaggio all'insegna della creatività espressa mediante la scrittura.
Ecco un pò di scienza in materia.
.
Negli ultimi 30.000
anni il cervello umano non ha subito
modificazioni. La struttura del Dna non subisce modificazioni di rilievo da
200.000 anni circa, mentre negli ultimi 100 anni l’uomo ha modificato
radicalmente le sue abitudini, siamo passati dalla ruota all’energia fotonica:
ma il nostro cervello è strutturato per reagire all’esperienza esattamente come
lo era quando la sopravvivenza era legata alla possibilità di mangiare un
animale cacciato brutalmente o alla capacità delle femmine di salvare i
cuccioli dai predatori notturni.
Quelle
caratteristiche che consentivano agli esseri umani di garantire sopravvivenza
alla specie, sono diventate oggi reazioni scomode catalogate nella logica
comune come “vizi capitali”.
La tesi che io
voglio dimostrare è quella che ciò che un tempo era asservito alla
continuazione della specie fa scaturire oggi patologie nevrotiche e per fare
questo analizzerò, nel primo capitolo, le fonti teoriche che supportano le
teorie dell’evoluzione relative allo studio delle emozioni, mentre nel secondo
capitolo , analizzerò singolarmente i sette “peccati capitali” e le principali
nevrosi ad essi connesse.
Gli stati
motivazionali specifici, o impulsi, rappresentano sollecitazioni o tendenze
all’azione indotte da bisogni dell’organismo. Gli stati motivazionali, al pari
dei processi cognitivi, sono condizioni interne ipotetiche che sono state
postulate per spiegare l’intensità e la direzione di diversi comportamenti,come
la regolazione della temperatura, l’assunzione di cibo e di bevande e
l’attività sessuale. Di conseguenza, il
problema della motivazione potrebbe essere ridotto a quello di un riflesso
complesso, regolato da meccanismi di controllo eccitatori ed inibitori che può
essere evocato da numerosi stimoli, alcuni dei quali provengono dall’interno
dell’organismo.
Prima serata
L'ira
I am Wrath: I had neither father nor mother, I
leap out of a Lyons mouth when I was scarce an houre old, and ever since have
runne up and downe the world with these case of Rapiers, wounding my selfe when
I could get none to fight withall: I was borne in hell, and look to it, for some
of you shall be my father.
(C. Marlowe, Doctor Faustus, Scene VI)
(C. Marlowe, Doctor Faustus, Scene VI)
L'ira è il
più riconoscibile dei peccati. E' un'esplosione incontenibile che viene
scatenata quando per troppe volte o su cose troppo vitali ci viene detto di no.
L'ira è una tempesta che si scatena alla superficie del nostro essere, accesa
però da sommovimenti profondi di cui raramente siamo consapevoli. Quale sia
esattamente la colpa dell'ira è difficile dire: a volte è fragilità, debolezza,
troppa sensibilità o un sentore oscuro di una impotenza radicale, che ci divora
dall'interno. A volte è disperazione, desolazione, frustrazione a cui lasciamo
l'anima in pasto. E la pena dell'ira è il compimento di ciò che essa
oscuramente brama.(Interpretazione del Doctor Faustus di Marlow)
Per parlare
dell’ira e della rabbia, dei gesti irrazionali e dell’aggressività da un punto
di vista biologico, bisogna tutto sommato parlare di emotività in generale.
Proprio così, il vizio è tutto qui, è solo il difficile controllo delle proprie
emozioni.
Quando un gatto
vede un cane o un topo diventa aggressivo in due modi diversi; nel primo, il
cosiddetto “attacco emotivo”, l’animale mette in atto tutta una sede di
comportamenti rabbiosi, spalancando le fauci, sibilando, con la coda tesa e il
pelo ritto, ma di solito non morde, a meno che il nemico a sua volta non decida
di attaccare. Nel secondo tipo d’attacco, il cosiddetto “attacco tranquillo”, i
felini (e molti altri animali) non fanno alcun rumore, tengono la bocca chiusa,
avanzano con passo felpato, sino a una distanza dalla quale sono certi di
potere sferrare un’offensiva mortale e allora attaccano .Secondo Konrad Lorenz,
proprio «il sapere che la pulsione aggressiva è un vero istinto indirizzato
prima di tutto alla conservazione della specie ce ne lascia riconoscere tutta
la sua pericolosità».
Sempre secondo
Lorenz “l’opinione assolutamente errata
che i comportamenti animali come quelli umani siano prevalentemente reattivi e
che se pure contenessero qualche elemento innato, essi possano venire
illimitatamente modificati attraverso l’apprendimenro, ha radici profonde e
difficilmente estirpabili che si fondano sul malinteso di principi di per sé
giusti e democratici, ma senza nessuna ragione biologica. Per cui è
intollerabile ammettere che gli uomini, come gli animali, non siano nati poi
così tutti uguali, tanto da riuscire tutti secondo giustizia a controllare i
loro istinti di aggressività. Si aggiunga a ciò che la reazione, il riflesso più
o meno condizionato, ha rappresentato per molti decenni l’unico elemento del
comportamento a cui numerose scuole di psicologia clinica dedicavano la loro
attenzione, mentre ogni spontaneità del comportamento animale era dominio di
naturalisti d’impostazione vitalistica, sempre un poco inclini al misticismo. Che
il Sistema Nervoso Centrale non abbia bisogno d’aspettare sempre e solo stimoli
ambientali per rispondere ma che può, esso stesso, produrre stimoli che offrono
una spiegazione naturale, fisiologica del comportamento spontaneo di animali e
uomini è un fatto accettato più di
recente.( K.Lorenz,1974)
Sembra quasi che
si possa distinguere il comportamento predatorio, che pure è sicuramente
aggressivo ma senza componenti emotive, da un atteggiarsi in maniera aggressiva
in cui la maggior parte delle componenti espressive sono dimostrate in tutta la
loro forza, senza un reale intento di nuocere.
A ben guardare,
vi è un’altra differenza che sembra fondamentale, gli attacchi emotivi sono
dimostrativi, difensivi e, di solito, rivolti alla sopravvivenza del singolo e
alla conservazione della prole, mentre gli attacchi silenziosi sono ben poco
dimostrativi e, per lo più, offensivi. Il cervello può, anche in piena
autonomia rispetto all’ambiente che lo circonda, generare questi due tipi di
attacchi e le correlate sindromi comportamentali. Nell’uomo, però, le
espressioni emotive richiedono una notevole coordinazione, sconosciuta in
qualunque altra specie del regno animale. E infatti nell’uomo i muscoli dermici
della faccia, che servono per esprimere le emozioni, sono sotto un controllo
nervoso straordinario e sofisticato.
Questi muscoli
hanno subito un’evoluzione affascinante. Nei primati e soprattutto nell’uomo
questi muscoli,
utilizzati milioni di anni prima per strisciare sulla sabbia, sono diventati
cruciali per esprimere la propria emotività. A tal punto che, secondo Darwin,
le espressioni facciali sono il linguaggio delle emozioni. I movimenti
coordinati dei muscoli facciali sono le parole con cui, senza parlare, possiamo
esprimere quello che sentiamo.
L’intensità di
questi comportamenti, quale per esempio l’aggressività, dipende da una serie di
variabili tra cui le abitudini (esperienza), gli incentivi e i rinforzi,
positivi o negativi, che un determinato modo di essere può provocare, oltre che
dai bisogni dell’organismo in quel momento. A questo gruppo di cause comportamentali
dobbiamo aggiungere l’emotività. L’emotività deve essere considerata una delle
variabili principali, responsabile delle differenze individuali tra un
organismo e un altro. (Stefano Canali e Luca Pani 2003)
In Questiones
disputatae, San Tommaso sostiene che esistono tre tipi d’ira: un’ira che
risiede nel cuore (ira cordis), l’ira che si esprime con le parole (ira
locutionis) l’ira che si traduce in azione (ira actionis).
Trovo molto interessante l’analisi del tipo
Irascibile sviluppata da Claudio
Naranjo nella sua opera “Carattere e nevrosi” (Naranjo 1994)
. Egli dice
Più che una
caratteristica fra le tante, la rabbia può essere considerata un sottofondo
emotivo generalizzato, la radice originaria di questa struttura caratteriale. La
manifestazione più specifica dell’esperienza emotiva della rabbia è il
risentimento, che nasce in genere in rapporto a un senso di ingiustizia a
fronte delle responsabilità e degli sforzi di cui spesso questo individuo si fa
carico, molto più di altri. E inseparabile da un atteggiamento di critica degli
altri per il minore zelo di cui danno prova, e a volte sfuma anche nel ruolo
del martire. La rabbia si fa più evidente quando la si ritiene giustificata, e
in questi casi può assumere la forma di una violenta, ‘giusta indignazione’.
Ma si
manifesta anche come irritazione, rimprovero e odiosità, tutti sentimenti che
rimangono per lo più inespressi perché la distruttività di cui sono carichi, e
che non sfugge a questo individuo, contrasta con la sua immagine di sé
virtuosa. Tuttavia, al di là del fatto che l’aggressività viene percepita a
livello emotivo, possiamo dire che la passione della rabbia permea tutto il
carattere dell’Uno ed è la radice dinamica delle sue pulsioni e dei suoi
atteggiamenti, come vedremo esaminando le altre costellazioni caratteriali che
gli sono proprie: critica, atteggiamento esigente, dominio e prepotenza,
perfezionismo, ipercontrollo, autocritica e disciplina.
E continua
Anche la
prepotenza può essere considerata un’espressione implicita o una trasformazione
della rabbia, benché l’orientamento verso una posizione di potere implichi
strategie secondarie come quelle cui abbiamo accennato, e anche il senso di
un’investitura sulla base della propria eccellenza, della diligenza, di un
retroterra culturale e familiare, dell’intelligenza, e così via.
L’ira non è l’aggressività, che al pari
della sessualità è una pulsione assolutamente fondamentale per la conservazione
dell’individuo e della specie. L’ira è un sentimento mentale ed emotivo di
conflitto con il mondo esterno o con se stessi che controlliamo poco e
maneggiamo peggio perché, in preda all’ira, non siamo più padroni delle nostre
azioni. Per questa sua componente irrazionale, l’ira, come ci ricorda
Aristotele, non è da confondere con l’odio, che può raggiungere i suoi scopi
distruttivi solo percorrendo rigorosamente le vie della razionalità.
C’è infatti una sotterranea parentela tra
ira e sessualità, se è vero che la parola greca orgia (orghe) significa collera
, ira.
Se il linguaggio riproduce fedelmente le
emozioni originarie, quel che risulta da queste espressioni abituali è che
l’ira è percepita come qualcosa d’altro da noi, che può impossessarsi di noi,
facendoci perdere la capacità di controllo e l’uso della ragione. C’è dunque
nella considerazione che abbiamo dell’ira qualcosa di significativamente
immorale, nel senso che ciascuno di noi si identifica con la parte razionale e
ben educata di sé e rifiuta di riconoscere come propria la parte passionale,
della cui attivazione è sempre responsabile l’altro.
L’ira, ìnfattì, coinvolgendo l’emozione, è sempre
più convincente di qualsiasi discorso e, se espressa come dice Aristotele: “al
momento giusto, nel modo giusto, con la persona giusta”, consente talvolta di ottenere
quel che si chiede e di rafforzare la propria autostima. Ma per questo ci vuole
la “giusta misura”, proprio quella virtù che l’ira tende a mandare in frantumi.



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