TVB FXFXFXSSS
Di Giuseppina Tratta
1º Assioma della comunicazione: non
si può non comunicare
Paul Watzlawick
Ieri, accartocciato in un angolo, ho trovato
un biglietto. Sembrava un messaggio nella bottiglia e così, incuriosita, l’ho
aperto. Era per mio figlio. Naturalmente non ho potuto fare a meno di
sbirciarne il contenuto (le mamme mi capiranno). Era una mescolanza di
consonanti e si chiudeva così: TVB FXFXFXSSS. La traduzione più plausibile
credo sia: « TI VOGLIO BENE, TANTO, TANTO, TANTO[1].
». Un contenuto magnifico, che richiama però il sibilo di un serpente. E, come
sappiamo, non essendo questo animale mai stato messaggero di buoni sentimenti,
immediatamente in me è risuonato un campanello.
L’essere umano, in quanto mammifero,
obbedisce alla legge cosiddetta del nido: egli nasce, si riproduce e muore; e
questi caratteri essenziali lo accomunano, al di là del sesso, della razza e
della condizione sociale. Ma nella realtà in cui viviamo, le cose sono spesso
diverse. L’uomo sì nasce, ma si rintana nel nido originario per tempi
indefiniti. Si riproduce sempre meno. Osserva, aspetta e, pigramente, diparte
per l’“altro mondo”. Siamo una moltitudine di osservatori e guardiamo con
sospetto “l’altro”, cercando di intuire cosa farà. Desideriamo capire se ci
tradirà, se sarà migliore o peggiore di noi. Osserviamo, piuttosto che agire;
preferiamo intuire, anziché esporci al confronto diretto o indiretto con le
altre persone. È ormai noto che la comunicazione passa attraverso svariati
canali, ma solo il 7% di essa è deputato alla comunicazione verbale; il resto
sono codici paraverbali e metacomunicativi che devono essere filtrati dal
carattere, dall’appartenenza e dalle credenze personali. Immaginiamo cosa potrebbe accadere se
togliessimo le vocali a questa piccola
porzione di comunicazione: avremo rumori e non suoni.
La comunicazione può essere assertiva oppure non-assertiva.
La prima è contraddistinta da onestà e si avvale del “modo diretto”,
rispettando i diritti comunicazionali condivisi. Attualmente troviamo raramente
messaggi che si configurano con questa modalità. La seconda, la non-assertiva, si classifica in tre
principali categorie: aggressiva, manipolativa, passiva, e le conseguenze che ne derivano sono ribellione,
risentimento, chiusura, confusione, sospetto e distacco.
Tutte le forme di comunicazione non
assertiva creano di fatto negli altri un disagio. Quando una di esse viene
utilizzata si verifica una separazione e una compromissione della relazione.
Non si nasce “imparati” a comunicare,
come non si nasce dotati della capacità verbale; assorbiamo quello che ci
circonda, inesorabilmente, traduciamo i vari messaggi che ci arrivano
dall’esterno e li facciamo nostri. Più ne riceviamo e più rientrano nel nostro
concetto di normalità, cosicché il termine del titolo diventa normale e i
congiuntivi qualcosa di misterioso: è una sorta di trappola che ci incastra in
situazioni conflittuali che non derivano da effettivi stati di disagio, ma da
mere incomprensioni.
In realtà le nuove generazioni hanno
perduto qualcosa che nel passato abbondava: il pudore nell’espressione di
sentimenti. Le loro comunicazioni sono una cacofonia – per nulla onomatopeutica
– di TVB, MMDM, TXS, un allegro ronzare di sentimenti per nulla celati. Un
tempo, prima di esprimere una qualsiasi considerazione sull’amato di turno
potevano passare mesi, poteva passare anche l’innamorato. Le emozioni si
traducevano in un rincorrersi di pensieri che rimanevano tali. I quarantenni
possono veder passare anni prima di passare dal Lei al Tu, timorosi di quanto
questa estrema “confidenza” possa provocare. I quindicenni dicono “ciao” al
parroco e non si chiedono nulla. Forse nell’era dell’incomunicabilità i giovani
hanno scoperto il segreto per superare la solitudine: comunicare attraverso il
paradosso. In futuro forse comunicheremo mediante le metafore, e allora
riusciremo a mettere in contatto l’istinto primario con il secondario, e tutto
diverrà più semplice.
« …si ha la sensazione che vengano
giocati molti giochi contemporaneamente, e che durante il gioco cambino le
regole di ciascuno. Ogni cosa è talmente ingarbugliata che nessuno ha la minima
idea di ciò che potrebbe accadere ».
Z.Bauman

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