mercoledì 6 marzo 2013

Desiderio





1. L'etimologia del desiderio
Il termine desiderio deriva dalla composizione della particella privativa "de" con il termine latino sidussideris (plurale sidera), che significa stella. Dunque "desidera", da cui "desiderio", significherebbe, letteralmente, "condizione in cui sono assenti le stelle". Sembra infatti che il termine abbia avuto origine dal linguaggio degli antichi aruspici che, trovando il cielo coperto dalle nuvole, non erano in grado di compiere le loro funzioni divinatorie, non potendo vedere le stelle, dalla cui osservazione traevano le loro profezie. In questi particolari momenti di assenza del cielo stellato, si accendeva dunque negli aruspici un desiderio profondo delle stelle, che proseguiva sino al loro nuovo apparire. Questa ipotesi etimologica potrebbe essere ulteriormente rafforzata dalla riflessione sul termine "considerare", costruito in modo simile a desiderare. Considerare deriva infatti da cum + sidera e, originariamente, significava "divinare", cioè profetizzare, interpretando le stelle. Il termine "desiderantes" (da "de sideribus") è presente anche nel De Bello Gallico di Giulio Cesare, dove viene utilizzato per indicare i soldati che stanno sotto le stelle ad aspettare quelli che, dopo aver combattuto durante il giorno, non sono ancora tornati.
http://www.enciclopediadebioetica.com/index.php/todas-las-voces/166-desiderio

Mi chiedo come sia possibile che una descrizione di un termine così bella (non mi vengono termini appropriati) ci porti così tanto dolore.
Sì, perchè ogni volta che non otteniamo i "desiderata" in qualche modo soffriamo, come, allo stesso modo, se non siamo desiderati, soffriamo.
Come uscire da questo circolo vizioso?
Una cosa molto efficace ma affatto semplice è comprendere quali sono, in verità, le cose di cui sentiamo realmente il bisogno e epurarle da quelle che sono desiderate da altri.
Fatto questo è necessario fare la lista della spesa e vedere di quale materiale disponiamo per raggiungere l'obiettivo. 
La pragmatica aiuta assai nel metterci al riparo dai desideri dolorosi..Mi direte voi" Brava, ma se pragmatizzi i desideri trasformandoli in bisogni ci togli l'idea di infinito, di ritualità, di simbologia, di magia": e che caspita, io voglio lenire la sofferenza, sono solo un'umana come molti, non una fata.
Continuiamo.
Poi chiudiamo gli occhi, immaginiamo di essere nello stesso posto tra cinque anni e cerchiamo di capire se l'avere esaudito o meno il desideri ha reso la nostra vita migliore.
E il gioco è fatto.
Lo so, salto sempre molti passaggi , ma in caso contrario sarebbe tutto molto noioso.

Il piacere della scoperta è un desiderio che alberga nel cuore di ognuno ed io sono troppo buona per privarvene.
Buona serata


2 commenti:

Francesca Laura Campisi ha detto...

Mentre leggo sorrido perché riesci sempre a dire cose intelligenti in modo creativo, mai banale e scontato.Grazie maestra

Unknown ha detto...

Grazie a te bella signora mora che rendi questa esperienza ancora più interessante.