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| Catherine Frot interpreta Hortense Laborie |
Qualche giorno fa mi sono goduta, mollemente abbandonata sul divano (sperimentate il mollemente, può cambiare la vita), il film " La cuoca del presidente".
E' stata una esperienza straordinaria, che ha compendiato le mie precedenti riflessioni sui sensi e sul mio appartenere ad un gruppo di allegre ed appassionate cuoche (senza alcun merito, per altro).
Attraverso gli occhi sono stata avvolta da un tripudio di colori, sapori, vellutuosità (non credo esista ma mi piace molto) voluttuose che mi ha quasi stordito.
Mi sono ritrovata ad annusare il tartufo, a centellinare un bolllicine delizioso con un piatto così cromatico da rasentare la perfezione.
Poi ho assaporato la ricerca della qualità, dell'ingrediente, la caccia alla ricetta perfetta, è stato un viaggio, lento come sono lenti i film francesi, ma intenso.
E mi sono scoperta a ridere di gusto, come si ride quando si scopre l'acqua calda.
Tutto questo piacere, tutto questo benessere, era lì, era sempre stato lì, a portata di mano, in dispensa.
Il piacere di creare, di comporre , di ricercare, di condividere era sempre stato lì.
E' lì per tutti noi e non dobbiamo fare altro che allungare la mano e prenderlo.
Scoperta preziosissima.
Che naturalmente ho deciso subito di condividere (poi scriverla è stata più lunga, ma questa è un'altra storia).
Consiglio, a chi non ama cucinare, di fare una lista delle cose che ama, se tra queste ci sono : la scoperta, l'arte, la bellezza, la ricerca, i profumi, i sapori e qualche altro miolione di cose forse dovrebbe mettere da parte il pregiudizio nei confronti della cucina e provare.
Così, per gioco, per curiosità.
Di seguito vi propongo uno stralcio della "Lettera sulla felicità" a Meneceo di Epicuro, ben noto gaudente dell'antichità (la riporterò per intero nelle pagine a lato)
Buon lunedì a tutti
"Consideriamo inoltre una gran cosa l'indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l'abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l'inutile è difficile.
I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l'acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d'apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un'esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l'animo a essere sereno.
Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l'animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili."


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