PAURA DI AVERE PAURA
Di Giuseppina Tratta
« La lezione più importante che
l’uomo possa imparare in vita è che nel mondo esiste la paura, ma che dipende
da noi trarne profitto e che ci è consentito tramutarla in coraggio».
R. Tagore
La paura è un fuoco che si
autoalimenta, difficile è spegnerlo, impossibile ignorarlo.
Essa è una reazione istintuale che ha
consentito all’uomo la sopravvivenza: i sensi percepiscono un pericolo ed
automaticamente il cervello attiva l’amigdala, che provvede ad attivare tutte
le strutture cerebrali. Le conseguenze di questo stato di allerta, a livello
fisico, sono : improvvisa sudorazione, aumento della pressione sanguigna,
tachicardia. E tutto questo accade prima che la mente se ne renda conto. La
paura non è un pensiero, è un emozione, pertanto pretendere di controllarla
razionalmente è paradossale. Sarebbe come pretendere di pagare le bollette del
gas con la schedina del superenalotto: una è un desiderio, l’altra una realtà
tangibile.
Nonostante questa intrinseca contraddizione
gli studi di terapeuti e psichiatri sono affollati da persone che lamentano
disturbi fobici, ovvero incontrollabili paure di cose o situazioni tra le più
disparate. La paura è molto creativa. Tali disturbi sfociano spesso in attacchi
di panico, che mettono l’individuo di fronte alla paura più grande, la paura di
morire.
I sintomi dell’attacco di panico sono
simili ai sintomi dell’attacco di cuore, solo che quest’ultimo è una patologia
fisica mentre il primo è la conseguenza di uno stato di disagio psicologico.
Ad oggi non ci sono dispositivi o
apparecchiature in grado di rilevare tali situazioni.
L’attacco di panico può durare al
massimo qualche minuto ma il malessere che ne deriva è assolutamente
invalidante; perché, in conseguenza, scatta il pensiero e il timore di viverlo
nuovamente e quindi si organizza la vita in modo da evitare le situazioni che a
nostro avviso l’hanno scatenato.
Per potere uscire dal circolo vizioso
delle fobie è necessario combatterle sullo stesso terreno: alimentare la paura
con una paura più grande, superarne la creatività.
Un modo molto semplice può essere
quello di dedicare una parte della nostra giornata a immaginare le situazioni
più tremende nelle quali potremmo venire a trovarci, obbligarci a scandagliarle
nei dettagli più morbosi, sempre alla stessa ora per un periodo ben preciso.
Mettere l’allarme a una sveglia che scandisca il tempo a disposizione può
aiutarci a rendere questo rito rigoroso. “Conosci il tuo nemico e saprai come
sconfiggerlo”.
L’essere umano è dotato di tre
cervelli: il cervello rettili ano, che possiamo identificare anatomicamente con
il tronco encefalico, ossia la parte più antica del nostro sistema cerebrale;
il cervello mammiferino, dov’è situato il sistema limbico, e, infine, il
cervello neocorticale, destinato al raziocinio.
Il primo gestisce gli istinti
primordiali, il secondo le emozioni , il terzo i pensieri. I problemi nascono
quando i “tre cervelli” non sono allineati, oppure vengono deputati a incarichi
che non sono di loro competenza. Per usare una metafora, possiamo immaginare
che quando cerchiamo di “controllare” la paura, il cervello rettiliano sollevi
un sopracciglio con fare perplesso, il cervello mammiferino sgrani gli occhi
incredulo e il neocorticale si gongoli come si gongolava il re nudo della
favola di Andersen.
Siamo abituati a procedere indomiti
verso le mete stabilite con estremo raziocinio, affrontiamo ogni giorno
situazioni che avrebbero terrorizzato i
nostri avi, spingiamo oltre ogni limite la nostra resistenza allo stress, alle
sollecitazioni tecnologiche, ai disordini sistemici che costellano le nostre
famiglie; e qualcosa dentro di noi si ribella. Le fobie sono un campanello
d’allarme dei nostri tempi. Ascoltiamole.

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