LA CURIOSITÀ AMMAZZA IL GATTO – CURIOSITY KILLS THE CAT
Di Giuseppina Tratta
Gli esseri umani non sono “Esseri nel
mondo” ma “Esseri delle rappresentazioni che ci facciamo del mondo”
Martin Heidegger
In questi giorni ho passato decine di
ore, con la testa mollemente appoggiata a una mano, lo sguardo offuscato e un
principio di “bolla al naso”, ad ascoltare persone che mi raccontavano
perché Tizio, Caio o Sempronio si erano
comportati in questo o quel modo; come mai avevano detto la determinata frase e
via discorrendo; naviganti di incauta perseveranza in un oceano di supposizioni
azzardate e di noia.
La prima cosa che imparai da miei
Maestri fu che MAI, per NESSUN MOTIVO dovevo sentirmi autorizzata a fare
letture della mente. Le prime volte non fu facile, essendo io per struttura
caratteriale una manipolativa passiva, ma più subivo gli agguati che io stessa
mi tendevo, più mi rendevo conto di quanto interpretare arbitrariamente il
pensiero o il comportamento altrui non solo fosse sciocco e inutile, ma anche
faticoso.
Riuscire a dare l’esatto valore alle
parole mi ha messo nella posizione di poter dedicare il mio tempo e il mio
cervello a cose decisamente più interessanti.
Se Carla mi dice : “Non vengo al
cinema perché sono stanca”, significa esattamente quello che ha detto;
fantasticare su altre opzioni di significato può portare solo a un profondo
disagio, e il rischio è quello di inficiare la relazione.
Marco non mi ha salutato perché non
mi ha visto: questa è la realtà. Il fatto che abbia fatto finta di non vedermi
è una mera interpretazione. Ho usato questo esempio perché, essendo io molto
miope, ho sovente subito attacchi di persone inviperite per un mancato saluto.
Il problema vero è che spesso la realtà che vediamo non ci sembra abbastanza
interessante e, curiosi come il gatto del titolo, la imbellettiamo a seconda di
come il nostro umore ci ispira.
In una relazione di coppia, dove il
rapporto è teso o stagnante, il colore del belletto di norma è nero.
Una graziosa storiella sufi racconta di un ubriaco che cerca
disperatamente la chiave di casa sulla piazza del mercato. Un buonuomo – grazie
al cielo esistono sempre i buoni uomini – si propone di aiutarlo. Dopo ore di
vane ricerche, il buonuomo chiede all’ubriaco: « Ma sei certo di averla persa
qui? ». Quello risponde: « No, l’ho persa vicino a casa, ma qui ci sono i
lampioni, là c’è buio. ».
Da un attenta analisi dei
comportamenti preferenziali degli esseri umani, risulta evidente che siamo una
razza di alcolisti.
“Il vero problema non sono le domande
che ci poniamo, ma le risposte che ci diamo”, diceva Kant.
L’autore della Critica della ragion pura ci ha così indicato un ottimo rimedio al
problema che ci affligge ogni giorno: un eccellente metodo per intervenire in
maniera attiva e soprattutto immediata è evitare, in ambito relazionale, di porsi domande e di
limitarci a vivere per divenire ciò che siamo, qui e ora.
Quando due persone si incontrano ci
sono in realtà sei persone presenti: c'è ogni uomo come egli si vede, ogni uomo
come l'altro lo vede, e ogni uomo come egli è in realtà.
(William James)

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