lunedì 25 marzo 2013

I sensi parte seconda

Catherine Frot interpreta Hortense Laborie

Qualche giorno fa mi sono goduta, mollemente abbandonata sul divano (sperimentate il mollemente, può cambiare la vita), il film " La cuoca del presidente".
E' stata una esperienza straordinaria, che ha compendiato le mie precedenti riflessioni sui sensi e sul mio appartenere ad un gruppo di allegre ed appassionate cuoche (senza alcun merito, per altro).
Attraverso gli occhi sono stata avvolta da un tripudio di colori, sapori, vellutuosità (non credo esista ma mi piace molto) voluttuose che mi ha quasi stordito.
Mi sono ritrovata ad annusare il tartufo, a centellinare un bolllicine delizioso con un piatto così cromatico da rasentare la perfezione.
Poi ho assaporato la ricerca della qualità, dell'ingrediente, la caccia alla ricetta perfetta, è stato un viaggio, lento come sono lenti i film francesi, ma intenso.
E mi sono scoperta a ridere di gusto, come si ride quando si scopre l'acqua calda.
Tutto questo piacere, tutto questo benessere, era lì, era sempre stato lì, a portata di mano, in dispensa.
Il piacere di creare, di comporre , di ricercare, di condividere era sempre stato lì.
E' lì per tutti noi e non dobbiamo fare altro che allungare la mano e prenderlo.
Scoperta preziosissima.
Che naturalmente ho deciso subito di condividere (poi scriverla è stata più lunga, ma questa è un'altra storia).
Consiglio, a chi non ama cucinare, di fare una lista delle cose che ama, se tra queste ci sono : la scoperta, l'arte, la bellezza, la ricerca, i profumi, i sapori e qualche altro miolione di cose forse dovrebbe mettere da parte il pregiudizio nei confronti della cucina e provare.
Così, per gioco, per curiosità.
Di seguito vi propongo uno stralcio della "Lettera sulla felicità"  a Meneceo di Epicuro, ben noto gaudente dell'antichità (la riporterò per intero nelle pagine a lato)
Buon lunedì a tutti


"Consideriamo inoltre una gran cosa l'indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l'abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l'inutile è difficile.
I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l'acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d'apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un'esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l'animo a essere sereno.
Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l'animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili." 

lunedì 18 marzo 2013

I sensi


Chiacchierando via etere con Francesca Laura ho sfiorato, come capita spesso, il problema della mia miopia. 
La talpite.
E mi sono accorta che, come tutte le persone che si portano a spasso un limite per molto tempo, ho sviluppato sorprendentemente gli altri sensi. 
Che scoperta, direte voi: no, non è una gran scoperta, però è ottima cosa riuscire a prendersi i giro per i propri limiti ma, istantaneamente, anche riconoscere le virtù che questi limiti portano ad esaltare.
Io non vedo affatto i contorni di un  piatto di cibo ma posso evincerne buona parte degli ingredienti assaggiandolo o anche solo annusandolo.
Sento suoni lontani e perduti.
Mi accolgo nella morbidezza accarezzandomi ed accarezzando.
E questo mi rende unica.
Come unico è chiunque si accomodi nella propria percezione fidandosene.
Carotenuto/Tratta accarezzano, odorano, adorano scarpe da ballo
Mesi fa io ed una mia esimia collega, la Dott.ssa Daniela Carotenuto, finissima neuropsicologa, abbiamo organizzato un corso che portava questo nome : 
"Il risveglio dei sensi".
E' stata una esperienza interessantissima anche perchè , epurato dai partecipanti che speravano di intraprendere baccanali ormai dimenticati, abbiamo fatto un viaggio che ci ha riportato alla memoria eventi totalmente dimenticati, poichè risvegliare i sensi significa accedere alla memoria sensoriale,  nella quale riposano i ricordi spesso più lontani e significativi.
Immagino sia capitato a molti di sentire un odore ed essere catapultati in un nano secondo in un altra dimensione spazio-temporale, spesso dai contorni indefiniti ma ben delineata nel nostro cervello enterico, fonte delle  emozioni.
L'olfatto poi è il più sincero dei sensi, perchè arriva dritto al cervello, senza essere tradotto dall'ipotalamo, come accade per gli altri sensi , ma non sto ad ammorbarvi con queste cose.
Ed allora, come inizio settimana, proviamo a risvegliare i sensi, e vediamo che cosa succede: sarà strabiliante.
Buon lunedì

giovedì 14 marzo 2013

I mostri



Non esistono i mostri, come nessuno nasce cattivo, o sbagliato, crudele....esistono creature che ad un certo punto delle loro vite perdono la strada.
Non si sa bene il perchè, e nessuno ha il diritto di giudicarlo.
Poi, ad un certo punto, gli si pone la scelta di ritrovare la propria via: e allora che avviene la metamorfosi. 
E le creature diventano mostri.
E' una questione di scelte.
Il fato è gentile, ci mostra il cammino molte volte.
Ed allora noi possiamo ritrasformarci.
Sempre e la solita questione: scegliere cosa ci fa stare più comodi.
Sta a noi inventare la propria storia.
E non pensiamo che i mostri siano solo quelli che feriscono, i mostri sono anche quelli che tacciono , quelli che evitano, quelli che disprezzano, quelli che umiliano.
Ed allo stesso tempo possono essere santi.
Santi ed assassini, la differenza risiede nella compassione con la quale si osservano.
Lo so, questa è difficile, ma oggi va così.
Buon pomeriggio


mercoledì 13 marzo 2013

Papa Francesco


Credo che nessuna parola possa essere più appropriata del Cantico delle creature:



Altissimu, onnipotente bon Signore,
tue sò le laude, la gloria e l’honore
et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfane
et nullu homo éne dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore,
cum tucte le tue creature,spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cun grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatone.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clorite et preziose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et omne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sostentamento

Laudato sì’, mi’ Signore, per sor ’Acqua,
la quale è multo utile et humile et preziosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,
per lo quale enallumini la nocte:
et ello è bello, et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.

Laudato sì’, mi’ Signore per quelli ke perdonano
per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribolazione.
Beati quelli ke ‘l sosteranno in pace,
ke da Te Altissimo, saranno incoronati.

Laudato sì’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke troverà ne le Tue santissime voluntati,
ka la morte seconda no ‘l farrà male.

Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli  cum grande humilitate.

FF .263                                     San Francesco

E niente più....

lunedì 11 marzo 2013

L'amicizia: ode ad un tesoro mai perduto


Oggi, dopo lungo latitare, voglio onorare l'amicizia.
Perchè ogni giorno me ne lascio sfiorare come un canto angelico: e per ogni privilegio bisogna ringraziare.
Ed io voglio ringraziare, pubblicamente, tutti i miei amici. 
Sono ricchissima, ne ho molti, molti più di quanti si avrebbe diritto ad  averne.
Non parlo di conoscenti, ma di amici, quelli che ci sono, quelli che comprendono, quelli che non pretendono che l'amicizia sia fatta di super poteri per cui, grazie ad ottimi film mentali, l'altro deve percepire il tuo disagio. La trappola di una parola abusata è proprio questa, si riempie di leggende in modo che il sentimento non possa attecchire.
Gli amici non sono gemelli omozigoti, percepiscono solo grazie alla presenza, smettiamola di rammaricarci perchè non si sono accorti di questo o quello, siamo nell'era dell'etere , delle onde e dell'alta velocità, alziamo il telefono, sgranchiamo le dita, prepariamo un viaggio, e , Santo Cielo, comunichiamo.
L'amicizia è fatta di gesti e di parole sussurrate davanti ad una cioccolata calda, di lacrime versate e comprese, di risate folli per un niente reale.
Gli amici viaggiano su ogni lunghezza, basta solo volerli raggiungere. E nel loro stare e nel loro ascoltare, e nel loro amare diventiamo persone migliori, e cresciamo in una solitudine fertile, dove annusare il meglio per poterlo donare.
Oggi parlo in modo complicato, ma so che i miei amici capiranno. E capirà chiunque abbia amici con cui cullarsi nel caos di questa era.
Diventiamo raffinati messaggeri di un rapporto esclusivo ed unico, come solo le grandezze infinite possono essere.
L'amicizia è un riparo sicuro, epurato dalle passioni a noi scomode, è un anfratto recondito - perdonatemi ma userò queste due parole il più possibile, rotolano meravigliosamente sul palato e di lunedì mi serve ndr - che custodisce la parte migliore di noi, e supera lo spazio ed il tempo per arrivare in una nuova dimensione dove tutto è possibile.
Quindi non esitate, mandate un piccolo saluto ad ogni amico, vicino e lontano, per fargli sapere che l'aria suona una musica migliore grazie alla sua esistenza.
Buon inizio settimana a tutti.

Per esprimere il concetto in maniera perfetta ho stralciato questo passo del Profeta di Kahlil Gibran, opera che consiglio a tutti di leggere.

Dal "Profeta"
E un adolescente disse.....

E un adolescente disse:
Parlaci dell’Amicizia.
E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
È il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.
Quando l’amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell’amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall’amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell’amicizia altro scopo che l’approfondimento dello spirito.
Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore,
Ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.
E il meglio di voi sia per l’amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.

mercoledì 6 marzo 2013

Desiderio





1. L'etimologia del desiderio
Il termine desiderio deriva dalla composizione della particella privativa "de" con il termine latino sidussideris (plurale sidera), che significa stella. Dunque "desidera", da cui "desiderio", significherebbe, letteralmente, "condizione in cui sono assenti le stelle". Sembra infatti che il termine abbia avuto origine dal linguaggio degli antichi aruspici che, trovando il cielo coperto dalle nuvole, non erano in grado di compiere le loro funzioni divinatorie, non potendo vedere le stelle, dalla cui osservazione traevano le loro profezie. In questi particolari momenti di assenza del cielo stellato, si accendeva dunque negli aruspici un desiderio profondo delle stelle, che proseguiva sino al loro nuovo apparire. Questa ipotesi etimologica potrebbe essere ulteriormente rafforzata dalla riflessione sul termine "considerare", costruito in modo simile a desiderare. Considerare deriva infatti da cum + sidera e, originariamente, significava "divinare", cioè profetizzare, interpretando le stelle. Il termine "desiderantes" (da "de sideribus") è presente anche nel De Bello Gallico di Giulio Cesare, dove viene utilizzato per indicare i soldati che stanno sotto le stelle ad aspettare quelli che, dopo aver combattuto durante il giorno, non sono ancora tornati.
http://www.enciclopediadebioetica.com/index.php/todas-las-voces/166-desiderio

Mi chiedo come sia possibile che una descrizione di un termine così bella (non mi vengono termini appropriati) ci porti così tanto dolore.
Sì, perchè ogni volta che non otteniamo i "desiderata" in qualche modo soffriamo, come, allo stesso modo, se non siamo desiderati, soffriamo.
Come uscire da questo circolo vizioso?
Una cosa molto efficace ma affatto semplice è comprendere quali sono, in verità, le cose di cui sentiamo realmente il bisogno e epurarle da quelle che sono desiderate da altri.
Fatto questo è necessario fare la lista della spesa e vedere di quale materiale disponiamo per raggiungere l'obiettivo. 
La pragmatica aiuta assai nel metterci al riparo dai desideri dolorosi..Mi direte voi" Brava, ma se pragmatizzi i desideri trasformandoli in bisogni ci togli l'idea di infinito, di ritualità, di simbologia, di magia": e che caspita, io voglio lenire la sofferenza, sono solo un'umana come molti, non una fata.
Continuiamo.
Poi chiudiamo gli occhi, immaginiamo di essere nello stesso posto tra cinque anni e cerchiamo di capire se l'avere esaudito o meno il desideri ha reso la nostra vita migliore.
E il gioco è fatto.
Lo so, salto sempre molti passaggi , ma in caso contrario sarebbe tutto molto noioso.

Il piacere della scoperta è un desiderio che alberga nel cuore di ognuno ed io sono troppo buona per privarvene.
Buona serata


martedì 5 marzo 2013

Sono Iphonizzata


Che strano, non credevo che alla mia veneranda età avrei sentito quella gioia che provano per i bambini quando ricevono un giocattolo nuovo.
Me la voglio tenere stretta.
La tecnologia ha sempre avuto su di me un potere irrimediabilmente disarmante: mi piace, la accarezzo, la uso, mi seduce.
Esagerata, direte voi.
Nemmeno un pò.
Quando ideai il blog per molti giorni ridacchiai tra me e me gongolando nel pensiero che grazie ad un programma avrei creato qualcosa di assolutamente, indiscutibilmente mio, senza , per altro , dover studiare tomi enormi.
Perchè questa è la tecnologia più avanzata, quella facilmente fruibile: se una cosa è complessa diventa obsoleta in un nanosecondo.
La vera tecnologia è intuitiva.
E scatenare l'intuito è una cosa che da enorme soddisfazione, vi consiglio di provare.
Se non ritornerete come bambini non entrerete mai : la canzone dell'azione cattolica intendeva nel regno dei cieli, io aggiungo anche nel futuro. 
Entriamo nel futuro attraverso una regressione nell'infanzia.
Ottima contorsione mentale.
Paolo Quattrini, tanto per citare qualcuno che ormai avrete imparato a conoscere, un giorno mi disse: ci vuole l'anima di un fanciullo per avvicinarsi almeno un pò alle nuove tecnologie .
In questo esatto momento il mio pascoliano fanciullino  gode come un riccio, quindi vi auguro una buona serata e mi butto nelle App...

lunedì 4 marzo 2013

Il teatro: la realtà oltre gli orpelli



Proseguendo nel mio quattriniano viaggio vorrei condividere con voi l'idea di teatro che Paolo ci ha illustrato durante il laboratorio di venerdì.
"Il teatro e la commedia sono la dimostrazione che esiste qualcosa di più importante della realtà."
Che cosa significa?
Forse che se ci permettiamo di costruire con un nuovo linguaggio, teatrale o da commedianti, per l'appunto, il nostro comportamento, con ogni probabilità avremo il privilegio di osservare ciò che accade da un punto di vista diverso.
Mi permetto di fare un esempio: proviamo ad immaginare una situazione nella quale siamo incagliati interpretata da qualcun altro. QUalcuno che ha i suoi toni, i suoi movimenti del corpo, la sua postura, egli si aggeggerà per fare noi ma non sarà noi, e noi potremo intravedere la differenza.
Oppure: scegliamo in un giorno profumato di primavera di interpretare un personaggio diverso, magari più mite, o più sfacciato, o più arrogante, o più smaliziato...e così via. Proviamo ad annusare il primo fiore interpretando questo personaggio e vediamo come ci fa stare; se siamo comodi nella pelle che spesso rifuggiamo o che non abbiamo mai imparato ad indossare.
E' una esperienza molto interessante.
"I fondali sono approssimativi, sulla scena" : significa che sta a noi modificarli, e che è possibile.
Solo questo pensiero potrebbe essere tranquillizzante.
Come disse Peter Brook "per fare teatro bastano un tappeto nel deserto e due persone " noi , di norma, abbiamo a disposizione molto di più.

Vorrei ringraziare Paolo per avermi riportato alla mente  un frammento del Prometeo  che avevo dimenticato e che mi regala un quadro meraviglioso.
Io lo regalo a Voi, In particolare a Francesca Laura che ama il mare come me

"l'innumerevole riso delle onde del mare"
Se fate un qualche migliaio di voli pindarici vi si apre l'universo.




domenica 3 marzo 2013

Etica: uomini e lupi




Piccolo stralcio di una giornata assurdamente speciale.


Venerdì primo marzo il Dott.Paolo Quattrini-Direttore dell'Istituto Gestalt Firenze- è piombato, con la sua solita veemenza, tra di noi, presso l'istituto Gestalt Brescia.
Approfitterò di questo spazio per condividere qualche scorcio del suo lavoro.



Si è parlato di etica ed estetica, argomento irrinunciabile per me e per  Francesco - Dott.Cattafi, direttore dell'Istituto Gestalt Brescia , ndr - che ha dato voce al nostro irragionevole bisogno di sapere : ma come riconosciamo la morale e l'etica?
Con il fiorentino accento che lo contraddistingue Paolo ha sbottato : "oh suvvia, è una questione di registro, la morale si riconosce razionalmente, è su un piano digitale, viaggia sugli opposti giusto e sbagliato, l'etica viaggia analogicamente, sul meraviglioso e l'orribile, non ci si ragiona su cosa è meraviglioso o orribile, lo si annusa.
Se una cosa è poco etica puzza, e se passiamo la vita a turarci il naso alla lunga ci ritroviamo immersi nel liquame" (non ha usato proprio questo termine ma voglio proteggere le orecchie raffinate).
L'etica profuma di rose.
Che meraviglia, quale migliore modo per scegliere i propri comportamenti? Annusarli ed inebriarsene. Inebriarsi di comportamenti etici.
Avete idea di quanto sarebbe migliore il mondo? 
Non giusto o sbagliato, solo pazzamente, meravigliosamente migliore.
In realtà pochi annusano e molti giudicano.
Gli animali hanno più senso etico degli esseri umani.
"Ah che vi pare che quando un lupo, finita la lotta, si arrende al più forte e porge il collo, l'altro lupo lo sbrana? Il lupo riconosce la resa e salva il più debole" .
Noi umani no, ci ammantiamo di vigliaccheria colpendo chi è più debole e strisciando ai piedi di chi temiamo. Un pò come i serpenti - senza voler togliere alcuna dignità agli animali a sangue freddo.
Non sono molto fiera di me e degli umani in generale in questo momento, vorrei avere uno strumento che ci rendesse coraggiosi come lupi e come la gran parte degli animali.
Ci sto studiando, per adesso posso solo contare sui mezzi di comunicazione come questo ed i vari social per divulgare, magari in maniera un pò presuntuosa, questi messaggi così semplici e così vitali.

Buona riflessione a tutti ed un grazie a Paolo.

Grazie.....
La prossima riflessione sarà sul teatro....non posso raccontare tutto in una sola volta ....