lunedì 12 maggio 2014















giovedì 20 febbraio 2014

Il corpo

La seduzione del ricordo.


L'attesa




Mi ricordo due guance rosee e ginocchia magre,
gambe lunghissime e piccoli piedi inguainati in ciabattine di plastica.
Mani lunghe e congiunte in un quieto stupore.
Ricordo la pelle, morbida, piccoli peli diafani lambiti dai raggi di giugno.
Occhi verdi, persi.
Capelli d'oro, lucidi, composti.
E il busto proteso, in attesa.
Un giunco un po' triste.
Ed accanto un piombago con i fiori azzurri ed appiccicosi,
e la strada vuota, calda.
Un silenzio assordante.


La seduzione del ricordo e del corpo. Grazie Beppe Pasini

Semplicemente perfetto Pro Infirmis «Because who is perfect?»

domenica 2 febbraio 2014

La seduzione: cos' è ?

Il gioco degli oppure


Potrebbe essere questo


oppure



oppure


oppure


oppure


oppure


oppure


oppure


oppure


oppure


oppure


oppure


oppure


voi cosa ne pensate?





venerdì 31 gennaio 2014

LA SEDUZIONE OVVERO L'ARTE DI CONDURRE A SE'
atto primo



Condurre a sé è sfiorare i lobi con una musica che racconta storie mai sentite, lasciarsi condurre è posare l'armatura , stanchi di prepararci a guerre che non combatteremo mai. Condurre a sé è una luce negli occhi che attrae ed incanta, Lasciarsi condurre è inseguire un battito d'ali di farfalla , solo per goderne il colore ed immaginarne la leggerezza. Condurre a sé è avvicinarsi senza dover mai afferrare. Questa è l'Arte di condurre a sé e di lasciarsi condurre, impresa sovente altrettanto disperata. Un connubio di seduzione e volontà che troppi oggi hanno dimenticato. Come tutte le arti si può imparare ed il corso che metteremo in atto  doterà i partecipanti di quegli strumenti che permetteranno loro di diventare magnifici condottieri, seduttori e prede.

mercoledì 22 gennaio 2014

E sempre a proposito di ira...


L'ira dei pugni chiusi 




Apri le tue mani, per accogliere
Apri le tue mani, per donare
Apri le tue mani, per un abbraccio
Apri le tue mani per una carezza
Apri le tue mani, per prendere
Apri le tue mani, per asciugare una lacrima.
GT

martedì 21 gennaio 2014

Il cielo di J.Livingston: Corso di scrittura creativa: i vizi capitali

Il cielo di J.Livingston: Corso di scrittura creativa: i vizi capitali: Corso di scrittura creativa: I vizi capitali A partire dal 27 gennaio 2014, a Calvisano,Brescia, inizierà il quinto atto del nostro viagg...

Corso di scrittura creativa: i vizi capitali

Corso di scrittura creativa: I vizi capitali

A partire dal 27 gennaio 2014, a Calvisano,Brescia, inizierà il quinto atto del nostro viaggio all'insegna della creatività espressa mediante la scrittura.
Ecco un pò di scienza in materia.
.
Negli ultimi 30.000  anni il cervello umano non ha subito modificazioni. La struttura del Dna non subisce modificazioni di rilievo da 200.000 anni circa, mentre negli ultimi 100 anni l’uomo ha modificato radicalmente le sue abitudini, siamo passati dalla ruota all’energia fotonica: ma il nostro cervello è strutturato per reagire all’esperienza esattamente come lo era quando la sopravvivenza era legata alla possibilità di mangiare un animale cacciato brutalmente o alla capacità delle femmine di salvare i cuccioli dai predatori notturni.
Quelle caratteristiche che consentivano agli esseri umani di garantire sopravvivenza alla specie, sono diventate oggi reazioni scomode catalogate nella logica comune come “vizi capitali”.
La tesi che io voglio dimostrare è quella che ciò che un tempo era asservito alla continuazione della specie fa scaturire oggi patologie nevrotiche e per fare questo analizzerò, nel primo capitolo, le fonti teoriche che supportano le teorie dell’evoluzione relative allo studio delle emozioni, mentre nel secondo capitolo , analizzerò singolarmente i sette “peccati capitali” e le principali nevrosi ad essi connesse.
Gli stati motivazionali specifici, o impulsi, rappresentano sollecitazioni o tendenze all’azione indotte da bisogni dell’organismo. Gli stati motivazionali, al pari dei processi cognitivi, sono condizioni interne ipotetiche che sono state postulate per spiegare l’intensità e la direzione di diversi comportamenti,come la regolazione della temperatura, l’assunzione di cibo e di bevande e l’attività sessuale.  Di conseguenza, il problema della motivazione potrebbe essere ridotto a quello di un riflesso complesso, regolato da meccanismi di controllo eccitatori ed inibitori che può essere evocato da numerosi stimoli, alcuni dei quali provengono dall’interno dell’organismo.

Prima serata


L'ira

I am Wrath: I had neither father nor mother, I leap out of a Lyons mouth when I was scarce an houre old, and ever since have runne up and downe the world with these case of Rapiers, wounding my selfe when I could get none to fight withall: I was borne in hell, and look to it, for some of you shall be my father.
(C. Marlowe, Doctor Faustus, Scene VI)
L'ira è il più riconoscibile dei peccati. E' un'esplosione incontenibile che viene scatenata quando per troppe volte o su cose troppo vitali ci viene detto di no. L'ira è una tempesta che si scatena alla superficie del nostro essere, accesa però da sommovimenti profondi di cui raramente siamo consapevoli. Quale sia esattamente la colpa dell'ira è difficile dire: a volte è fragilità, debolezza, troppa sensibilità o un sentore oscuro di una impotenza radicale, che ci divora dall'interno. A volte è disperazione, desolazione, frustrazione a cui lasciamo l'anima in pasto. E la pena dell'ira è il compimento di ciò che essa oscuramente brama.(Interpretazione del Doctor Faustus di Marlow)




 Per parlare dell’ira e della rabbia, dei gesti irrazionali e dell’aggressività da un punto di vista biologico, bisogna tutto sommato parlare di emotività in generale. Proprio così, il vizio è tutto qui, è solo il difficile controllo delle proprie emozioni.
Quando un gatto vede un cane o un topo diventa aggressivo in due modi diversi; nel primo, il cosiddetto “attacco emotivo”, l’animale mette in atto tutta una sede di comportamenti rabbiosi, spalancando le fauci, sibilando, con la coda tesa e il pelo ritto, ma di solito non morde, a meno che il nemico a sua volta non decida di attaccare. Nel secondo tipo d’attacco, il cosiddetto “attacco tranquillo”, i felini (e molti altri animali) non fanno alcun rumore, tengono la bocca chiusa, avanzano con passo felpato, sino a una distanza dalla quale sono certi di potere sferrare un’offensiva mortale e allora attaccano .Secondo Konrad Lorenz, proprio «il sapere che la pulsione aggressiva è un vero istinto indirizzato prima di tutto alla conservazione della specie ce ne lascia riconoscere tutta la sua pericolosità».
Sempre secondo Lorenz “l’opinione assolutamente errata che i comportamenti animali come quelli umani siano prevalentemente reattivi e che se pure contenessero qualche elemento innato, essi possano venire illimitatamente modificati attraverso l’apprendimenro, ha radici profonde e difficilmente estirpabili che si fondano sul malinteso di principi di per sé giusti e democratici, ma senza nessuna ragione biologica. Per cui è intollerabile ammettere che gli uomini, come gli animali, non siano nati poi così tutti uguali, tanto da riuscire tutti secondo giustizia a controllare i loro istinti di aggressività. Si aggiunga a ciò che la reazione, il riflesso più o meno condizionato, ha rappresentato per molti decenni l’unico elemento del comportamento a cui numerose scuole di psicologia clinica dedicavano la loro attenzione, mentre ogni spontaneità del comportamento animale era dominio di naturalisti d’impostazione vitalistica, sempre un poco inclini al misticismo. Che il Sistema Nervoso Centrale non abbia bisogno d’aspettare sempre e solo stimoli ambientali per rispondere ma che può, esso stesso, produrre stimoli che offrono una spiegazione naturale, fisiologica del comportamento spontaneo di animali e uomini è un fatto accettato più  di recente.( K.Lorenz,1974)
Sembra quasi che si possa distinguere il comportamento predatorio, che pure è sicuramente aggressivo ma senza componenti emotive, da un atteggiarsi in maniera aggressiva in cui la maggior parte delle componenti espressive sono dimostrate in tutta la loro forza, senza un reale intento di nuocere.
A ben guardare, vi è un’altra differenza che sembra fondamentale, gli attacchi emotivi sono dimostrativi, difensivi e, di solito, rivolti alla sopravvivenza del singolo e alla conservazione della prole, mentre gli attacchi silenziosi sono ben poco dimostrativi e, per lo più, offensivi. Il cervello può, anche in piena autonomia rispetto all’ambiente che lo circonda, generare questi due tipi di attacchi e le correlate sindromi comportamentali. Nell’uomo, però, le espressioni emotive richiedono una notevole coordinazione, sconosciuta in qualunque altra specie del regno animale. E infatti nell’uomo i muscoli dermici della faccia, che servono per esprimere le emozioni, sono sotto un controllo nervoso straordinario e sofisticato.
Questi muscoli hanno subito un’evoluzione affascinante. Nei primati e soprattutto nell’uomo
questi muscoli, utilizzati milioni di anni prima per strisciare sulla sabbia, sono diventati cruciali per esprimere la propria emotività. A tal punto che, secondo Darwin, le espressioni facciali sono il linguaggio delle emozioni. I movimenti coordinati dei muscoli facciali sono le parole con cui, senza parlare, possiamo esprimere quello che sentiamo.
L’intensità di questi comportamenti, quale per esempio l’aggressività, dipende da una serie di variabili tra cui le abitudini (esperienza), gli incentivi e i rinforzi, positivi o negativi, che un determinato modo di essere può provocare, oltre che dai bisogni dell’organismo in quel momento. A questo gruppo di cause comportamentali dobbiamo aggiungere l’emotività. L’emotività deve essere considerata una delle variabili principali, responsabile delle differenze individuali tra un organismo e un altro. (Stefano Canali e Luca Pani 2003)
In Questiones disputatae, San Tommaso sostiene che esistono tre tipi d’ira: un’ira che risiede nel cuore (ira cordis), l’ira che si esprime con le parole (ira locutionis) l’ira che si traduce in azione (ira actionis).
Trovo molto interessante l’analisi del tipo Irascibile sviluppata da Claudio Naranjo nella sua opera “Carattere e nevrosi” (Naranjo 1994) . Egli dice
Più che una caratteristica fra le tante, la rabbia può essere considerata un sottofondo emotivo generalizzato, la radice originaria di questa struttura caratteriale. La manifestazione più specifica dell’esperienza emotiva della rabbia è il risentimento, che nasce in genere in rapporto a un senso di ingiustizia a fronte delle responsabilità e degli sforzi di cui spesso questo individuo si fa carico, molto più di altri. E inseparabile da un atteggiamento di critica degli altri per il minore zelo di cui danno prova, e a volte sfuma anche nel ruolo del martire. La rabbia si fa più evidente quando la si ritiene giustificata, e in questi casi può assumere la forma di una violenta, ‘giusta indignazione’.
Ma si manifesta anche come irritazione, rimprovero e odiosità, tutti sentimenti che rimangono per lo più inespressi perché la distruttività di cui sono carichi, e che non sfugge a questo individuo, contrasta con la sua immagine di sé virtuosa. Tuttavia, al di là del fatto che l’aggressività viene percepita a livello emotivo, possiamo dire che la passione della rabbia permea tutto il carattere dell’Uno ed è la radice dinamica delle sue pulsioni e dei suoi atteggiamenti, come vedremo esaminando le altre costellazioni caratteriali che gli sono proprie: critica, atteggiamento esigente, dominio e prepotenza, perfezionismo, ipercontrollo, autocritica e disciplina.
E continua
Anche la prepotenza può essere considerata un’espressione implicita o una trasformazione della rabbia, benché l’orientamento verso una posizione di potere implichi strategie secondarie come quelle cui abbiamo accennato, e anche il senso di un’investitura sulla base della propria eccellenza, della diligenza, di un retroterra culturale e familiare, dell’intelligenza, e così via.

L’ira non è l’aggressività, che al pari della sessualità è una pulsione assolutamente fondamentale per la conservazione dell’individuo e della specie. L’ira è un sentimento mentale ed emotivo di conflitto con il mondo esterno o con se stessi che controlliamo poco e maneggiamo peggio perché, in preda all’ira, non siamo più padroni delle nostre azioni. Per questa sua componente irrazionale, l’ira, come ci ricorda Aristotele, non è da confondere con l’odio, che può raggiungere i suoi scopi distruttivi solo percorrendo rigorosamente le vie della razionalità.
C’è infatti una sotterranea parentela tra ira e sessualità, se è vero che la parola greca orgia (orghe) significa collera , ira.
Se il linguaggio riproduce fedelmente le emozioni originarie, quel che risulta da queste espressioni abituali è che l’ira è percepita come qualcosa d’altro da noi, che può impossessarsi di noi, facendoci perdere la capacità di controllo e l’uso della ragione. C’è dunque nella considerazione che abbiamo dell’ira qualcosa di significativamente immorale, nel senso che ciascuno di noi si identifica con la parte razionale e ben educata di sé e rifiuta di riconoscere come propria la parte passionale, della cui attivazione è sempre responsabile l’altro.
L’ira, ìnfattì, coinvolgendo l’emozione, è sempre più convincente di qualsiasi discorso e, se espressa come dice Aristotele: “al momento giusto, nel modo giusto, con la persona giusta”, consente talvolta di ottenere quel che si chiede e di rafforzare la propria autostima. Ma per questo ci vuole la “giusta misura”, proprio quella virtù che l’ira tende a mandare in frantumi.