mercoledì 25 settembre 2013

Il cielo di J.Livingston: In vino Veritas

Il cielo di J.Livingston: In vino Veritas: L'autore, che mi pregio considerare un caro amico, per quanto buffa sia la nostra amicizia, mi ha dato il permesso di copiarlo. E&#3...

In vino Veritas



L'autore, che mi pregio considerare un caro amico, per quanto buffa sia la nostra amicizia, mi ha dato il permesso di copiarlo.
E' uno spaccato di una passione e spero che leggerlo possa nutrire l'anima degli appassionati come ha nutrito la mia . 

"Mi chiamo Rossano Ferrazzano.

Ho ahimè inaugurato i secondi quaranta da pochi mesi.

Sono appassionato di vino, lavoro con il vino e per il vino.

Negli ultimi dieci anni ho scritto di vino, per diletto e per lavoro.

Ne ho parlato e discusso e polemizzato fino quasi al litigio, capendo che questo succede inevitabilmente, perché nel vino c’è lo specchio della propria verità più profonda: si è ciò che si mangia, si beve ciò che si è. In vino veritas.

L’ho interrogato e raccontato. Ho imparato a degustarlo bevendo con grandi appassionati e studiando da solo, ma anche mostrando ad altri come si fa.

L’ho comprato e venduto. L’ho visto fare ed ho aiutato a farlo, sporcandomi le mani e le unghie dell’uva e del mosto.

L’ho assaggiato e degustato. Migliaia di volte, migliaia di vini; migliaia e migliaia di bicchieri riempiti e vuotati, quindi saturi solo di aromi, poi di nuovo pieni di altro vino.

L’ho bevuto. Condividendolo con altri, tante persone straordinarie che senza la passione per il vino non avrei mai conosciuto. Senza le loro parole il vino non servirebbe in realtà a nulla. Infinite parole dette, scritte e pensate che hanno dato un volto ad ogni bicchiere di vino, prendendone in cambio un sapore, un sapere speciale: il gusto del vino.

Questo è stato il vino fino ad oggi. Spero che il futuro sia altrettanto generoso, e altrettanto clemente con il mio fegato, che ancora mi sopporta.

Nel frattempo continuo a camminare le vigne, a smuovere il terreno e a scrutare l’orizzonte fra un filare e l’altro; a cacciarmi dritto nelle pance buie delle cantine, a decifrare con reverenza le lavagne scritte a gesso sulle botti, a scorrere con trepidazione le etichette delle bottiglie; a cercare la luce attraverso il bianco ed il rosso di un bicchiere di vino; a tendere l’orecchio in attesa di una parola fra le mille sempre uguali in cui sia nascosto un senso nuovo, inatteso. Illuminante.

Parole che continuo a trovare; parole che si ostinano a non giungere ad un punto fermo. Il segreto del vino è tutto qui: nella sua sintassi inconclusa, nella certezza di non arrivare mai.

I poeti dicono che il solo vero nemico dell’uomo è la noia. Il lieve fremito che mi percorre quando mi accingo a tagliare la capsula di una bottiglia di vino è la cura.

Ma non credo che lo dirò mai al mio medico, né a mia moglie quando un malaugurato giorno le capiterà di vedere l’estratto conto della carta di credito.

Agli amici, invece, sì: a loro posso anche dirlo.

lunedì 23 settembre 2013

Il cielo di J.Livingston: Primo assioma della comunicazione : E’ impossibile...

Il cielo di J.Livingston: Primo assioma della comunicazione : E’ impossibile...: Primo assioma della comunicazione : E’ impossibile non comunicare. Ogni comportamento e’ comunicazione. ................. Ogni comportamen...

Primo assioma della comunicazione : E’ impossibile non comunicare. Ogni comportamento e’ comunicazione.
.................
Ogni comportamento è quindi, in qualche modo, comunicazione sull’organizzazione neurologica di un individuo: non si può non comunicare. Paul Watzlawick

Non esiste qualcosa che sia un non-comportamento e, in una interazione, qualsiasi comportamento ha valore di messaggio. La comunicazione non è volontaria: anche non rispondendo o non reagendo si comunica qualcosa. 

lunedì 19 agosto 2013

Il cielo di J.Livingston: Pubblicani e Farisei

Il cielo di J.Livingston: Pubblicani e Farisei: I farisei «  Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava...

Pubblicani e Farisei

I farisei




« Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato »   (Luca 18,10-14)

Mi ritrovo a scrivere dopo un lungo periodo di silenzio. Mi capita, mi faccio travolgere da mille faccende, entro in un letargo creativo che a volte mi lascia indispettita a volte disorientata.
Poi ne esco, come un grosso panda indolenzito, e ricomincio.
Sono molti giorni che penso ai "farisei"; io appartengo a quelle strutture caratteriali che, in fase nevrotica si aggrappano al concetto di ingiustizia per entrare in paralisi e non fare nulla, naturalmente pensando molto. Probabilmente è meglio così perchè se mi mettessi a "fare" quando mi scatta lo schizzo dell'ingiustizia lascerei molti cadaveri sul selciato.
allo stesso tempo, il mio carattere, per sua natura , pensa molto, e quando il pensare non è esattamente positivo , per darsi un senso, si documenta.
E torniamo ai farisei? Chi sono? Poichè il web è destinato a rivelare l'ignoto ho trovato un grazioso sito (http://pacetv.wordpress.com/2010/12/22/i-farisei-antichi-e-i-farisei-moderni-stesse-azioni-stesso-spirito/) che riporta esattamente questa descrizione:
"I farisei rappresentavano una setta all’interno del giudaismo ebraico. Di loro ci rimane notizia in modo particolare dalle Sacre Scritture per il ruolo determinante che ebbero nel contrastare la missione terrena di nostro Signore Gesù Cristo.
Erano uomini spregiudicati, non appartenenti alla aristocrazia del tempo, ma che basavano la loro vita sociale sullo studio e sulla conoscenza delle Scritture.
I farisei, eccellenti conoscitori delle scritture, si caratterizzavano dal loro impegno nell’individuare sul territorio dottrine che a loro sembravano andare contro la tradizione ebraica e la legge di Mosè."


Quindi, per dirla in parole povere, predicavano bene e razzolavano male, e , permettetemi di aggiungere, poichè avevano il tempo di disquisire su cosa era giusto e sbagliato , cacciando streghe e profeti posso immaginare che non spaccassero pietre per vivere ma fossero piuttosto benestanti.

Vi ricordano nessuno?

A me moltissime persone, molte delle quali si mettono la mano su cuore pontificando su cosa sarebbe giusto per noi, su quanto siamo ingenui etc etc etc. E' simpatico che lo facciano dai loro sepolcri imbiancati abbronzati e con al cameriera che gli rifa i letti.

Quanti errori in meno potremmo fare se la vita non ci ponesse di fronte migliaia di microscelte dalle quali dipende la nostra esistenza?

E quanto è facile giaculare da un divano con un bicchiere in mano osservando con accondiscendenza questi poveri umani che si arrabattano per sopravvivere?

Beh, io mi rivolgo a tutti i pubblicani che a volte tirano a sorte perchè il peso di qualsiasi decisione è diventato troppo grande: loro si sentono vicino a Dio perchè hanno a disposizione uno pseudo paradiso di cui, il più delle volte, non sanno nemmeno godere. Noi guardiamo in alto e siamo visti da un DIo che ci comprende benissimo e che non ci giudica ed ogni piccola conquista è una gioia vera, ne riflessa ne rubata.

Teniamocela stretta, con caparbietà , non si compra ne si vende e per questo non ha prezzo.

Tutto il resto sì.

Buona terza decade di agosto.

mercoledì 3 aprile 2013

La Pasqua

E' appena passata, con le sue tradizioni , la sua commozione e gli strascichi dei balordi.
Come sempre la mia pigrizia ha avuto la meglio e scrivo questa cosa con ritardo, l'ho pensata il venerdì Santo, l'ho accantonata ed ora la condivido con Voi.
Ho compreso il vero significato della Pasqua non grazie ad un prete, come potrebbe risultare ovvio, ma grazie al mio Professore universitario di Filosofia, L'esimio Professor Giuseppe Fornari, tanto tonante quanto profondo.
Ha scritto un libro, Filosofia di Passione, se avete molta pazienza vi consiglio di leggerlo.
Il succo del suo pensiero si può riassumere in due concetti molto chiarificatori - non intendo dire che sia prolisso  ma immagino che un trattato di filosofia in questa istanza non abbia molto senso- e piuttosto trascurati dal pensiero comune.

1) Secondo la teoria mimetica - Renè Girard - l'uomo è una animale imitante: osserva, desidera, odia distrugge (l'ho proprio riassunta all'osso, molti sono i passaggi da verificare ma il risultato dell'equazione è questo. Un pò pessimistica ma, osservando bene quello che accade nella realtà è una cosa piuttosto comune.
Fornari ha introdotto un nuovo valore nell'equazione, l'amore, valore che cambia il risultato. Questo valore è il frutto del sacrificio del Capro espiatorio, ovvero il nostro Fratellone Gesù. Siamo tutti d'accordo che affrontare il calvario , per dei fratelli un pò irresponsabili e molto ottusi, è un segno di un amore infinito.
Quindi l'equazione diventa: l'uomo osserva, desidera, ama, si evolve. Decisamente più gratificante come posizione.

2) Tutto questo non sarebbe stato possibile se il nostro Fratellone, che era figlio di Dio, in tempi di sacrifici anche umani e di totale assenza di un individualismo soverchiato dalla collettivismo pagano, un giorno un paio di migliaia di anni fa circa ci dicesse:
Io, che sono il figlio di Dio, mi faccio vittima per tutti Voi, che, anche se non lo accettate o non lo vedete, siete figli di Dio; io, che sono figlio di Dio, divento il vostro Capro espiatorio, mi faccio Vittima, affinchè tutte le vittime da ora in avanti assumano la loro dignità e tutti gli assassini, da ora in avanti, si assumano la loro responsabilità.
Bellissimo.
Scrivere queste parole mi commuove ancora, e ancora, e ancora.
Gesù ci ha ridato dignità.
Facendosi Vittima per dare una voce alle vittime.
E' un concetto così grande che il solo accoglierlo ci fa migliori, per forza.
Apre alla tolleranza, al rispetto, all'amore.
Penso che Papa Francesco, asserendo e pretendendo che i rappresentanti della Chiesa portassero per il mondo la Croce, intendesse proprio questo.
L'enorme dignità che ha dato all'essere umano.
Forse Vi sembrerò un pò blasfema, ma sono certa che chi leggerà con il cuore aperto comprenderà perfettamente le mie parole.
Buona vita a tutti.

lunedì 25 marzo 2013

I sensi parte seconda

Catherine Frot interpreta Hortense Laborie

Qualche giorno fa mi sono goduta, mollemente abbandonata sul divano (sperimentate il mollemente, può cambiare la vita), il film " La cuoca del presidente".
E' stata una esperienza straordinaria, che ha compendiato le mie precedenti riflessioni sui sensi e sul mio appartenere ad un gruppo di allegre ed appassionate cuoche (senza alcun merito, per altro).
Attraverso gli occhi sono stata avvolta da un tripudio di colori, sapori, vellutuosità (non credo esista ma mi piace molto) voluttuose che mi ha quasi stordito.
Mi sono ritrovata ad annusare il tartufo, a centellinare un bolllicine delizioso con un piatto così cromatico da rasentare la perfezione.
Poi ho assaporato la ricerca della qualità, dell'ingrediente, la caccia alla ricetta perfetta, è stato un viaggio, lento come sono lenti i film francesi, ma intenso.
E mi sono scoperta a ridere di gusto, come si ride quando si scopre l'acqua calda.
Tutto questo piacere, tutto questo benessere, era lì, era sempre stato lì, a portata di mano, in dispensa.
Il piacere di creare, di comporre , di ricercare, di condividere era sempre stato lì.
E' lì per tutti noi e non dobbiamo fare altro che allungare la mano e prenderlo.
Scoperta preziosissima.
Che naturalmente ho deciso subito di condividere (poi scriverla è stata più lunga, ma questa è un'altra storia).
Consiglio, a chi non ama cucinare, di fare una lista delle cose che ama, se tra queste ci sono : la scoperta, l'arte, la bellezza, la ricerca, i profumi, i sapori e qualche altro miolione di cose forse dovrebbe mettere da parte il pregiudizio nei confronti della cucina e provare.
Così, per gioco, per curiosità.
Di seguito vi propongo uno stralcio della "Lettera sulla felicità"  a Meneceo di Epicuro, ben noto gaudente dell'antichità (la riporterò per intero nelle pagine a lato)
Buon lunedì a tutti


"Consideriamo inoltre una gran cosa l'indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l'abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l'inutile è difficile.
I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l'acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d'apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un'esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l'animo a essere sereno.
Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l'animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili." 

lunedì 18 marzo 2013

I sensi


Chiacchierando via etere con Francesca Laura ho sfiorato, come capita spesso, il problema della mia miopia. 
La talpite.
E mi sono accorta che, come tutte le persone che si portano a spasso un limite per molto tempo, ho sviluppato sorprendentemente gli altri sensi. 
Che scoperta, direte voi: no, non è una gran scoperta, però è ottima cosa riuscire a prendersi i giro per i propri limiti ma, istantaneamente, anche riconoscere le virtù che questi limiti portano ad esaltare.
Io non vedo affatto i contorni di un  piatto di cibo ma posso evincerne buona parte degli ingredienti assaggiandolo o anche solo annusandolo.
Sento suoni lontani e perduti.
Mi accolgo nella morbidezza accarezzandomi ed accarezzando.
E questo mi rende unica.
Come unico è chiunque si accomodi nella propria percezione fidandosene.
Carotenuto/Tratta accarezzano, odorano, adorano scarpe da ballo
Mesi fa io ed una mia esimia collega, la Dott.ssa Daniela Carotenuto, finissima neuropsicologa, abbiamo organizzato un corso che portava questo nome : 
"Il risveglio dei sensi".
E' stata una esperienza interessantissima anche perchè , epurato dai partecipanti che speravano di intraprendere baccanali ormai dimenticati, abbiamo fatto un viaggio che ci ha riportato alla memoria eventi totalmente dimenticati, poichè risvegliare i sensi significa accedere alla memoria sensoriale,  nella quale riposano i ricordi spesso più lontani e significativi.
Immagino sia capitato a molti di sentire un odore ed essere catapultati in un nano secondo in un altra dimensione spazio-temporale, spesso dai contorni indefiniti ma ben delineata nel nostro cervello enterico, fonte delle  emozioni.
L'olfatto poi è il più sincero dei sensi, perchè arriva dritto al cervello, senza essere tradotto dall'ipotalamo, come accade per gli altri sensi , ma non sto ad ammorbarvi con queste cose.
Ed allora, come inizio settimana, proviamo a risvegliare i sensi, e vediamo che cosa succede: sarà strabiliante.
Buon lunedì

giovedì 14 marzo 2013

I mostri



Non esistono i mostri, come nessuno nasce cattivo, o sbagliato, crudele....esistono creature che ad un certo punto delle loro vite perdono la strada.
Non si sa bene il perchè, e nessuno ha il diritto di giudicarlo.
Poi, ad un certo punto, gli si pone la scelta di ritrovare la propria via: e allora che avviene la metamorfosi. 
E le creature diventano mostri.
E' una questione di scelte.
Il fato è gentile, ci mostra il cammino molte volte.
Ed allora noi possiamo ritrasformarci.
Sempre e la solita questione: scegliere cosa ci fa stare più comodi.
Sta a noi inventare la propria storia.
E non pensiamo che i mostri siano solo quelli che feriscono, i mostri sono anche quelli che tacciono , quelli che evitano, quelli che disprezzano, quelli che umiliano.
Ed allo stesso tempo possono essere santi.
Santi ed assassini, la differenza risiede nella compassione con la quale si osservano.
Lo so, questa è difficile, ma oggi va così.
Buon pomeriggio


mercoledì 13 marzo 2013

Papa Francesco


Credo che nessuna parola possa essere più appropriata del Cantico delle creature:



Altissimu, onnipotente bon Signore,
tue sò le laude, la gloria e l’honore
et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfane
et nullu homo éne dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore,
cum tucte le tue creature,spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cun grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatone.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clorite et preziose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et omne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sostentamento

Laudato sì’, mi’ Signore, per sor ’Acqua,
la quale è multo utile et humile et preziosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,
per lo quale enallumini la nocte:
et ello è bello, et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.

Laudato sì’, mi’ Signore per quelli ke perdonano
per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribolazione.
Beati quelli ke ‘l sosteranno in pace,
ke da Te Altissimo, saranno incoronati.

Laudato sì’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke troverà ne le Tue santissime voluntati,
ka la morte seconda no ‘l farrà male.

Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli  cum grande humilitate.

FF .263                                     San Francesco

E niente più....

lunedì 11 marzo 2013

L'amicizia: ode ad un tesoro mai perduto


Oggi, dopo lungo latitare, voglio onorare l'amicizia.
Perchè ogni giorno me ne lascio sfiorare come un canto angelico: e per ogni privilegio bisogna ringraziare.
Ed io voglio ringraziare, pubblicamente, tutti i miei amici. 
Sono ricchissima, ne ho molti, molti più di quanti si avrebbe diritto ad  averne.
Non parlo di conoscenti, ma di amici, quelli che ci sono, quelli che comprendono, quelli che non pretendono che l'amicizia sia fatta di super poteri per cui, grazie ad ottimi film mentali, l'altro deve percepire il tuo disagio. La trappola di una parola abusata è proprio questa, si riempie di leggende in modo che il sentimento non possa attecchire.
Gli amici non sono gemelli omozigoti, percepiscono solo grazie alla presenza, smettiamola di rammaricarci perchè non si sono accorti di questo o quello, siamo nell'era dell'etere , delle onde e dell'alta velocità, alziamo il telefono, sgranchiamo le dita, prepariamo un viaggio, e , Santo Cielo, comunichiamo.
L'amicizia è fatta di gesti e di parole sussurrate davanti ad una cioccolata calda, di lacrime versate e comprese, di risate folli per un niente reale.
Gli amici viaggiano su ogni lunghezza, basta solo volerli raggiungere. E nel loro stare e nel loro ascoltare, e nel loro amare diventiamo persone migliori, e cresciamo in una solitudine fertile, dove annusare il meglio per poterlo donare.
Oggi parlo in modo complicato, ma so che i miei amici capiranno. E capirà chiunque abbia amici con cui cullarsi nel caos di questa era.
Diventiamo raffinati messaggeri di un rapporto esclusivo ed unico, come solo le grandezze infinite possono essere.
L'amicizia è un riparo sicuro, epurato dalle passioni a noi scomode, è un anfratto recondito - perdonatemi ma userò queste due parole il più possibile, rotolano meravigliosamente sul palato e di lunedì mi serve ndr - che custodisce la parte migliore di noi, e supera lo spazio ed il tempo per arrivare in una nuova dimensione dove tutto è possibile.
Quindi non esitate, mandate un piccolo saluto ad ogni amico, vicino e lontano, per fargli sapere che l'aria suona una musica migliore grazie alla sua esistenza.
Buon inizio settimana a tutti.

Per esprimere il concetto in maniera perfetta ho stralciato questo passo del Profeta di Kahlil Gibran, opera che consiglio a tutti di leggere.

Dal "Profeta"
E un adolescente disse.....

E un adolescente disse:
Parlaci dell’Amicizia.
E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
È il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.
Quando l’amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell’amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall’amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell’amicizia altro scopo che l’approfondimento dello spirito.
Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore,
Ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.
E il meglio di voi sia per l’amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.

mercoledì 6 marzo 2013

Desiderio





1. L'etimologia del desiderio
Il termine desiderio deriva dalla composizione della particella privativa "de" con il termine latino sidussideris (plurale sidera), che significa stella. Dunque "desidera", da cui "desiderio", significherebbe, letteralmente, "condizione in cui sono assenti le stelle". Sembra infatti che il termine abbia avuto origine dal linguaggio degli antichi aruspici che, trovando il cielo coperto dalle nuvole, non erano in grado di compiere le loro funzioni divinatorie, non potendo vedere le stelle, dalla cui osservazione traevano le loro profezie. In questi particolari momenti di assenza del cielo stellato, si accendeva dunque negli aruspici un desiderio profondo delle stelle, che proseguiva sino al loro nuovo apparire. Questa ipotesi etimologica potrebbe essere ulteriormente rafforzata dalla riflessione sul termine "considerare", costruito in modo simile a desiderare. Considerare deriva infatti da cum + sidera e, originariamente, significava "divinare", cioè profetizzare, interpretando le stelle. Il termine "desiderantes" (da "de sideribus") è presente anche nel De Bello Gallico di Giulio Cesare, dove viene utilizzato per indicare i soldati che stanno sotto le stelle ad aspettare quelli che, dopo aver combattuto durante il giorno, non sono ancora tornati.
http://www.enciclopediadebioetica.com/index.php/todas-las-voces/166-desiderio

Mi chiedo come sia possibile che una descrizione di un termine così bella (non mi vengono termini appropriati) ci porti così tanto dolore.
Sì, perchè ogni volta che non otteniamo i "desiderata" in qualche modo soffriamo, come, allo stesso modo, se non siamo desiderati, soffriamo.
Come uscire da questo circolo vizioso?
Una cosa molto efficace ma affatto semplice è comprendere quali sono, in verità, le cose di cui sentiamo realmente il bisogno e epurarle da quelle che sono desiderate da altri.
Fatto questo è necessario fare la lista della spesa e vedere di quale materiale disponiamo per raggiungere l'obiettivo. 
La pragmatica aiuta assai nel metterci al riparo dai desideri dolorosi..Mi direte voi" Brava, ma se pragmatizzi i desideri trasformandoli in bisogni ci togli l'idea di infinito, di ritualità, di simbologia, di magia": e che caspita, io voglio lenire la sofferenza, sono solo un'umana come molti, non una fata.
Continuiamo.
Poi chiudiamo gli occhi, immaginiamo di essere nello stesso posto tra cinque anni e cerchiamo di capire se l'avere esaudito o meno il desideri ha reso la nostra vita migliore.
E il gioco è fatto.
Lo so, salto sempre molti passaggi , ma in caso contrario sarebbe tutto molto noioso.

Il piacere della scoperta è un desiderio che alberga nel cuore di ognuno ed io sono troppo buona per privarvene.
Buona serata


martedì 5 marzo 2013

Sono Iphonizzata


Che strano, non credevo che alla mia veneranda età avrei sentito quella gioia che provano per i bambini quando ricevono un giocattolo nuovo.
Me la voglio tenere stretta.
La tecnologia ha sempre avuto su di me un potere irrimediabilmente disarmante: mi piace, la accarezzo, la uso, mi seduce.
Esagerata, direte voi.
Nemmeno un pò.
Quando ideai il blog per molti giorni ridacchiai tra me e me gongolando nel pensiero che grazie ad un programma avrei creato qualcosa di assolutamente, indiscutibilmente mio, senza , per altro , dover studiare tomi enormi.
Perchè questa è la tecnologia più avanzata, quella facilmente fruibile: se una cosa è complessa diventa obsoleta in un nanosecondo.
La vera tecnologia è intuitiva.
E scatenare l'intuito è una cosa che da enorme soddisfazione, vi consiglio di provare.
Se non ritornerete come bambini non entrerete mai : la canzone dell'azione cattolica intendeva nel regno dei cieli, io aggiungo anche nel futuro. 
Entriamo nel futuro attraverso una regressione nell'infanzia.
Ottima contorsione mentale.
Paolo Quattrini, tanto per citare qualcuno che ormai avrete imparato a conoscere, un giorno mi disse: ci vuole l'anima di un fanciullo per avvicinarsi almeno un pò alle nuove tecnologie .
In questo esatto momento il mio pascoliano fanciullino  gode come un riccio, quindi vi auguro una buona serata e mi butto nelle App...

lunedì 4 marzo 2013

Il teatro: la realtà oltre gli orpelli



Proseguendo nel mio quattriniano viaggio vorrei condividere con voi l'idea di teatro che Paolo ci ha illustrato durante il laboratorio di venerdì.
"Il teatro e la commedia sono la dimostrazione che esiste qualcosa di più importante della realtà."
Che cosa significa?
Forse che se ci permettiamo di costruire con un nuovo linguaggio, teatrale o da commedianti, per l'appunto, il nostro comportamento, con ogni probabilità avremo il privilegio di osservare ciò che accade da un punto di vista diverso.
Mi permetto di fare un esempio: proviamo ad immaginare una situazione nella quale siamo incagliati interpretata da qualcun altro. QUalcuno che ha i suoi toni, i suoi movimenti del corpo, la sua postura, egli si aggeggerà per fare noi ma non sarà noi, e noi potremo intravedere la differenza.
Oppure: scegliamo in un giorno profumato di primavera di interpretare un personaggio diverso, magari più mite, o più sfacciato, o più arrogante, o più smaliziato...e così via. Proviamo ad annusare il primo fiore interpretando questo personaggio e vediamo come ci fa stare; se siamo comodi nella pelle che spesso rifuggiamo o che non abbiamo mai imparato ad indossare.
E' una esperienza molto interessante.
"I fondali sono approssimativi, sulla scena" : significa che sta a noi modificarli, e che è possibile.
Solo questo pensiero potrebbe essere tranquillizzante.
Come disse Peter Brook "per fare teatro bastano un tappeto nel deserto e due persone " noi , di norma, abbiamo a disposizione molto di più.

Vorrei ringraziare Paolo per avermi riportato alla mente  un frammento del Prometeo  che avevo dimenticato e che mi regala un quadro meraviglioso.
Io lo regalo a Voi, In particolare a Francesca Laura che ama il mare come me

"l'innumerevole riso delle onde del mare"
Se fate un qualche migliaio di voli pindarici vi si apre l'universo.




domenica 3 marzo 2013

Etica: uomini e lupi




Piccolo stralcio di una giornata assurdamente speciale.


Venerdì primo marzo il Dott.Paolo Quattrini-Direttore dell'Istituto Gestalt Firenze- è piombato, con la sua solita veemenza, tra di noi, presso l'istituto Gestalt Brescia.
Approfitterò di questo spazio per condividere qualche scorcio del suo lavoro.



Si è parlato di etica ed estetica, argomento irrinunciabile per me e per  Francesco - Dott.Cattafi, direttore dell'Istituto Gestalt Brescia , ndr - che ha dato voce al nostro irragionevole bisogno di sapere : ma come riconosciamo la morale e l'etica?
Con il fiorentino accento che lo contraddistingue Paolo ha sbottato : "oh suvvia, è una questione di registro, la morale si riconosce razionalmente, è su un piano digitale, viaggia sugli opposti giusto e sbagliato, l'etica viaggia analogicamente, sul meraviglioso e l'orribile, non ci si ragiona su cosa è meraviglioso o orribile, lo si annusa.
Se una cosa è poco etica puzza, e se passiamo la vita a turarci il naso alla lunga ci ritroviamo immersi nel liquame" (non ha usato proprio questo termine ma voglio proteggere le orecchie raffinate).
L'etica profuma di rose.
Che meraviglia, quale migliore modo per scegliere i propri comportamenti? Annusarli ed inebriarsene. Inebriarsi di comportamenti etici.
Avete idea di quanto sarebbe migliore il mondo? 
Non giusto o sbagliato, solo pazzamente, meravigliosamente migliore.
In realtà pochi annusano e molti giudicano.
Gli animali hanno più senso etico degli esseri umani.
"Ah che vi pare che quando un lupo, finita la lotta, si arrende al più forte e porge il collo, l'altro lupo lo sbrana? Il lupo riconosce la resa e salva il più debole" .
Noi umani no, ci ammantiamo di vigliaccheria colpendo chi è più debole e strisciando ai piedi di chi temiamo. Un pò come i serpenti - senza voler togliere alcuna dignità agli animali a sangue freddo.
Non sono molto fiera di me e degli umani in generale in questo momento, vorrei avere uno strumento che ci rendesse coraggiosi come lupi e come la gran parte degli animali.
Ci sto studiando, per adesso posso solo contare sui mezzi di comunicazione come questo ed i vari social per divulgare, magari in maniera un pò presuntuosa, questi messaggi così semplici e così vitali.

Buona riflessione a tutti ed un grazie a Paolo.

Grazie.....
La prossima riflessione sarà sul teatro....non posso raccontare tutto in una sola volta ....

mercoledì 27 febbraio 2013

Il principe e la volpe: l'importanza dei riti


L'importanza dei riti

(In onore di Laura)


I riti scandiscono le nostre vite. 
Molti si sono perduti, la tecnologia li ha spazzati via con un clic.
Il resto lo hanno fatto i lavori precari o performanti, la mancanza di sostegno sociale e le vite nomadi.
Eppure il rito è qualcosa che rassicura e che ci fa sentire parte di un gruppo esclusivo, un antro segreto dove ogni momento ritrova il suo senso: questo è un balsamo per l'anima.
Non è così difficile ritrovare i propri riti, basta porre attenzione a quello che c'è e non pretendere ciò che è impossibile.
Una volta appurato il materiale umano sprofondiamoci dentro e valutiamo quello che ci fa stare più comodi (lo so bene, è una frase che uso spesso, ma rende l'idea di ciò che è buona cosa per noi e di ciò che non lo è).
Dimenticare che la vita è fatta di attimi che si susseguono, pieni di vita, di azioni, di emozioni e di pensieri, magari perchè siamo proiettati nel futuro o dispersi nel passato, significa perderne dei pezzi, significa non onorare la propria essenza in virtù di una aspettativa che a volte ci devasta.
La filosofia ci insegna che i riti non erano altro che una messa in atto di compiti simbolici per onorare i miti, per avvicinarci alla spiritualità, a ciò che non era tangibile ma che sembrava manipolare ineluttabilmente le nostre vite (Dei, Semi-Dei, Sacerdoti etcetera).
Come ad esorcizzare l'iperscrutabile.
Ed allora usiamo questo strumento così fruibile in ogni attimo, gratuito e incondizionato:  ogni secondo diventerà risorsa.

Di seguito riporto uno stralcio del Piccolo Principe; pochi ebbero la maestria di Antonio nel descrivere i riti. Molti ne hanno goduto. Mi auguro sia così anche per voi



Da “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry


XXI

In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."
"Chi sei?" domando' il piccolo principe, "sei molto carino..."
"Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste..."
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomestica".
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
"Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
"Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
"No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "<addomesticare>?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>..."
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo".
"Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
"E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."
"Oh! non e' sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembro' perplessa:
"Su un altro pianeta?"
"Si".

"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
"No".
"Questo mi interessa. E delle galline?"
"No".
"Non c'e' niente di perfetto", sospiro' la volpe. Ma la volpe ritorno' alla sua idea:
"La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."
Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangero'".
"La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"

"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse:
"Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto".
Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".
E ritorno' dalla volpe.
"Addio", disse.

"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".
"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.

martedì 26 febbraio 2013

La compassione


La Compassione



La compassione è la più importante e forse l'unica legge di vita dell'umanità intera.
Fëdor Dostoevskij

Ho scoperto, prendendomi cura della psiche degli esseri umani, che uno dei deficit maggiori che viene lamentato è la compassione. Una paziente qualche giorno fa mi disse: “ che bello parlare con te, qualunque cosa io combini non mi dici che sono stupida o maldestra, mi dici solo - benvenuta nel mio mondo - , è come sentirsi accolti in un grande abbraccio. Queste parole, che potevano suonare come una forma smaccata di adulazione mi hanno portato a riflettere, anche perché non ha molto senso essere troppo accondiscendenti con il proprio  psicologo, e quando questo accade c’è qualcosa che non quadra – ma per questo vi rimando al capitolo “cose che uno psicologo non deve mai fare” (non affannatevi a cercarlo, non l’ho ancora scritto) . 
Quindi mi sono chiesta: che cosa faceva la differenza?
Dove si trovava quel “grande abbraccio” che nella mia personalità, un poco autistica, sono decisamente parca ad elargire?
Poi ho compreso: ogni volta che mi trovo di fronte qualcuno che ha talmente tanto coraggio da affrontare i propri fantasmi , io mi sento così grata, così onorata, che il mio cuore si apre sospendendo la ratio e di conseguenza qualsiasi giudizio.
Pare sia raro non sentirsi giudicati: non ci avevo mai fatto caso, poiché come una cibernauta, attraverso rapita dai pensieri altrui questa valle di lacrime. Sono state le parole disperate che gli altri hanno voluto donarmi ad aprirmi gli occhi nei confronti di questa problematica poiché sono sempre stata il mio unico censore, dotata sì di catoniana tenacia ma obnubilata dalla limitatezza di un solo punto di vista.  Con lo stupore dei bambini ed il rewind di un savant ho ricordato i vari: “mia madre mi ha detto che l’ho delusa” , “per mio padre quello che faccio non  va mai abbastanza bene”, “la mia ragazza mi considera un debole”,  giudizi, giudizi, decine di giudizi feroci come ferite infette.
Quanto dolore in quei cuori sottoposti a giudizio, condannati e mai perdonati.
Quanto malessere.
Quanto buio.
Ed allora ho voluto dedicare loro questo scritto, un tributo alla solitudine di chi si sente condannato senza via di uscita. Provare compassione significa provare la passione dell’Altro; a volte in psicologia usiamo il termine empatia, ma suona troppo new age, io preferisco la tracotanza del latino. Cum Passio. Solo così possiamo essere certi di quello che accade all’Altro, tutto il resto è giudizio, anche quando non ce ne accorgiamo. Anche quando siamo benevoli, anche quando ci sentiamo così buoni da sembrare quasi Santi.
Come dice Schopenhauer “L’amore autentico è sempre compassione; e ogni amore che non sia compassione è egoismo.” Questa definizione ci spiega più di mille esaustive teorie sociologiche come mai i matrimoni non superino troppo spesso il primo anno di vita.
Terminata la tempesta biologica che la natura ha voluto donarci per garantire la prosecuzione della specie, quella cosa così sublime quanto effimera che noi chiamiamo innamoramento, ci ritroviamo con un compagno che reincarna tutto ciò che noi non siamo – altrimenti non lo avremmo scelto – tutto quello che mamma e papà ci hanno insegnato a detestare – altrimenti non sarebbe stato così attraente – e questo, come una doccia fredda, ci risveglia, abili menestrelli che cantano canzoni stonate in un mondo un po’ sordo e magari troppo distratto.


La Compassione è la Legge delle Leggi, Armonia Eterna, un'Essenza Universale sconfinata, Luce della Giustizia perenne, congruenza di tutte le cose, la legge dell'Amore Eterno
H. P. Blavatsky

lunedì 25 febbraio 2013

Ansia in Do

L'ansia in DO





Come promesso continuo il mio viaggio nell'ansia, luogo spettrale di infausto colore.
La cosa che più mi intristisce, di questo stato, è che ci precipita, inevitabilmente, nella nostra profezia che si auto-avvera.
Avete mai temuto oltre ogni limite che una cosa accadesse?
State pur certi che, se attendete l'evento con sufficiente dose di ansia, quello si avvererà.
Se faccio questo sono certo che accadrà quello, per esempio, se non sapete un argomento di un esame, ed il vostro pensiero è concentrato su quella pagina oscura e non sulle cinquecento che sapete a menadito, state pur certi che il Professore vi chiederà quello.
Come funziona? Se lo sapessi con certezza sarei ricchissima, per lo meno. So che è così, mi piace fare ipotesi fatasiose sul potere della mente, sull'energia, sul kharma, ma sono certa che i miei colleghi non le riterrebbero molto professionale.
Che cosa fare?
Questa mattina ho fatto un esperimento: premetto che con ogni probabilità ho una leggera infezione al vestibolo che, quando muovo la testa con una certa velocità, provoca un giramento del mondo  vorticoso. Di norma ho vissuto questo allegro roteare come un giro sull'ottovolante, non è da tutti poter fare girare il mondo attorno a sè. 
Oggi ho deciso di fare la personcina per bene e lasciare che la preoccupazione prendesse il sopravvento. Così pensieri funesti, panico e fitta allo stomaco hanno avuto il loro corso, subitanei. Grazie al cielo sono sufficientemente allenata per tornare immediatamente sull'ottovolante. 
A cosa mi è servito dare spazio all'ansia? A nulla, a stare male (per circa 5 secondi).
Ho sfuggito la profezia e ne sono fiera.
E' una cosa che si può imparare, siamo animali che apprendono con estrema facilità.

Che gli uccelli dell'ansia e della preoccupazione volino sulla vostra testa, non potete impedirlo; ma potete evitare che vi costruiscano un nido. (Proverbio cinese) 

domenica 24 febbraio 2013

L'ansia

Ansia



Oggi non mi perdo in molti titoli, fantasiosi o accattivanti.
L'ansia non ne ha bisogno.
Il suo attanagliarci è una presentazione più che sufficiente.
E' una cosa melliflua che si insinua all'altezza dello stomaco per propagarsi in tutte le viscere venefica e nauseabonda.
Peggio della tetradotossina paralizza i muscoli arrivando fino al cuore ed impedendoci di vivere.
Eppure accompagna molti di noi e non viene diagnosticata come qualcosa di grave.
"Sì....è un pò di ansia...qualche goccia di lexotan e passa", tanto dipendere dall'ansia o dall'ansiolitico che male può fare, oppure "massì, di cosa ti preoccupi, smettila di farti le seghe mentali, è tutto qui" con copiosi e larghi gesti che indicano il cervello: sì, sarà anche tutto lì, ma io lì non ce lo voglio.
Che fare?
Mi pare giusto premettere una differenza tra la paura e l'ansia, tanto per chiarire la diversa situazione: la paura è una emozione che si presenta quando un pericolo esistente, vero, ci mette in pericolo, l'ansia è uno stato che si presenta in virtù di un pericolo immaginato.
Ho paura se devo affrontare un ladro in casa sono in ansia all'idea che un ladro mi entri in casa.
realtà ed Iperuranio, come direbbe Platone.
Uno dei punti focali è che la paura ci è stata "donata" per proteggere la specie, l' ansia la sta mandando a remengo.
Cominciamo a chiederci due cose importanti:
1) quando la paura è diventata ansia--> quindi quando un pericolo reale è diventato uno stato costante
2) A che cosa ci serve la nostra ansia, che cosa ci impedisce di fare, quale l'idea pazza (e uso il termine pazza con grandissimo amore) che sottende a questo stato pervasivo.
La più comune è che se siamo in ansia siamo pronti....a cosa? Questo me lo dovete dire voi. In verità l'ansia ci porta ad essere in ritardo, ad evitare le situazioni ed a perderci nel nostro cervello fermandoci al pensiero senza mai tramutarlo in azione.
Questo è solo il primo atto di questo argomento, preferisco affrontarlo in pillole, o in gocce...se preferite.

L'ansia è la ruggine dell'anima.
Carlos Ruiz ZafónL'ombra del vento, 2002