sabato 16 febbraio 2013

Appartenenza atto secondo


Questa mattina,armata di tutta la buona volontà del mondo, mi sono messa a rassettare casa, con tanto di pigiama, felpona e capelli in rivolta.
Armata di guanti gialli, rigorosamente antiscivolo, mi sono messa a lavare i piatti - mi da un senso di pulizia incredibile - quando, ahimè, suona il campanello.
Arruffata come una lottatrice di sumo mi affaccio e vedo un signore con tanto di foglio in mano.
Sobh, che ho combinato stavolta?
Con il mio aspetto da vera desperate housewife apro la porta e sorrido, un pò imbarazzata e timorosa.
Il signore è un messo comunale -credo si chiamino così - e mi sorride, mi deve consegnare la cartella elettorale del figliolo terzogenito.
Non posso spiegare il perchè ma quel sorriso caldo e comprensivo, quel gesto forse dovuto,ma di certo inaspettato - pensavo che avremmo dovuto andare all'ufficio predisposto- mi ha allargato il cuore - è uno degli effetti collaterali del lavaggio piatti, il mio cuore si apre automaticamente.
-Mi metta una firma qui per favore, così la consegna risulta effettuata - e un altro sorriso, gratuito, ed n altro moto di gioia.
E voglio ringraziarlo pubblicamente, perchè un pò di gioia è un regalo che non ha prezzo.
Voi vi chiedere che cosa c'è da gioire?
Beh, mi sono sentita parte di una comunità, una picccola comunità dove ci si prende ancora cura l'uno dell'altro, dove la Sindaca ha rinunciato ad un incarico a Roma per poter continuare il suo lavoro al comune.
Dove la sera ci si trova in gelateria e ci si saluta con rispetto.
E questo è una sensazione calda in mezzo al petto che ti può accompagnare per tutto il giorno.
In un tempo come il nostro, dove la politica non perde occasione per avvilirci, mi è bastato un sorriso di un signore gentile per ricordarmi che anche io appartengo ad una comunità, e questo mi fa stare bene, mi radica.
Come ho detto più volte è nelle piccole cose dove possiamo riposare e rinfrancarci.
Grazie Isorella


7 commenti:

Francesca Laura Campisi ha detto...

La stessa sensazione la provo anch'io quando entro in edicola,in farmacia,quando passeggio per strada da sola o con la mia bambina per mano che a soli tre anni incontra e saluta i suoi compagnetti d'asilo.Io sono nata altrove ma mi sento a casa ovunque.Questo significa non avere radici o saper volare?

Unknown ha detto...

Io voglio credere che sia saper volare. Anche perchè non avere radici ti fa sentire nel posto sbagliato in ogni respiro. E non è quello che mi descrivi tu.

Francesca Laura Campisi ha detto...

Ho sempre pensato il contrario.Quando parti dalla tua terra,le tue radici (se sono forti)cercano continuamente di riportarti indietro.Nel mio caso non ho mai desiderato farlo,piuttosto l'irrequietezza spesso prende il sopravvento e cambierei città di tanto in tanto..

Unknown ha detto...

Le tue radici, se sono forti, ti lasciano andare.
Se sono deboli cercano la tua forza.
E' irrequietezza o curiosità? Fame di vita?

Francesca Laura Campisi ha detto...

Si,mi piace l'espressione Fame di Vita..e mi piace pensare che mi possa, di tanto in tanto, scuotere e spingermi a cercare cibo buono per nutrire il mio animo.

Unknown ha detto...

Del resto sei una scienziata del cibo, non potrebbe essere diversamente amica mia.

Francesca Laura Campisi ha detto...

Mangiare è il risultato di un appassionante lavoro di trasformazione delle materie prime offerte dalla Natura in primo luogo.Riuscire a creare qualcosa con le proprie mani,veder nascere e crescere una pagnotta di pane,mettere in forno una pizza e sentirne il profumo,ti fa sentire parte di una catena meravigliosa attraverso cui la Natura giunge a casa tua e si arricchisce del tuo prezioso contributo.
Uova,latte,farina e burro grazie a te diventano una cosa sola!
Tu sei l'artefice del profumo che invade la tua casa!
Tuoi sono i sorrisi di chi gusta una fetta del tuo capolavoro!