giovedì 21 febbraio 2013

La gratitudine: seconda parte

La gratitudine:seconda Parte


Le mie riflessioni sulla gratitudine continuano imperterrite, e come mio solito, ho coinvolto nella diatriba amici e colleghi.
Un mio caro amico, nonchè ottimo terapeuta, l'esimio Dott.Francesco Cattafi, mi ha fatto notare un particolare che, vuoi per struttura caratteriale, vuoi perchè mi illudo della bontà degli esseri umani, mi era sfuggito.
Mi ha posto la seguente domanda: come fanno gli esseri umani a sentire che la gratitudine nei loro confronti è vera e come fanno a goderne fino in fondo?
Non è stato facile ammetterlo e la risposta si è confusa nell mie credenze filosofiche ma alla fine ho dovuto riconoscerlo:
mediante l'invidia.
Ebbene sì, sappiamo che gli altri sono veramente grati solo quando riusciamo a percepire una sfumatura di invidia nelle loro parole. Ed anche sappiano di essere veramente riconoscenti nel momento in cui il nostro ringraziamento è venato di un tocco di invidia. E non siamo dei mostri per questo, siamo solo umani, e probabilmente, riconoscendolo, diventiamo di certo più veri.

Sono certa che in un primo momento sbotterete indignati con un sonoro "che sciocchezza" , il concetto di gratitudine che si autorealizza solo attraverso l'invidia è un paradosso inaccettabile, poi riflettendoci, magari mettendoci meno di me che sono un pò lenta su certe cose, riuscirete a "vederlo" e ad esserne tranquillizzati, perchè siamo molto bravi a giudicarci, in maniera inconscia, ed a svilire ogni nostro sentire.
Sì, sono un pò invidioso, sì, sono molto grato, sì, sono una creatura autentica.
Buona riflessione

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie , grazie per permetterci di sperimentare attraverso le tue parole ! Accettare l'invidia che è dentro di noi penso sia un grande passo..... incredibile abbinarla alla gratitudine .

Unknown ha detto...

Mi sembra una tesi un pò "cervellotica", forse troppo filosofica per me. Ho letto su F. diverse affermazioni di gratitudine verso te (vedi anche il commento precedente). A me sono parse frasi sincere. Sono persone invidiose nei tuoi confronti? Non penso proprio. E' vero che l'invidia sgorga dall'ammirazione, ma è altrettanto vero che non può esistere invidia verso chi ad es. ha successo, ma è troppo lontano da noi, dal nostro mondo, dal nostro modo d'essere, dai nostri studi. Siamo forse invidiosi della ricercatrice italiana Roberta Benetti che ha scoperto le molecole che bloccano la proliferazione tumorale? Non credo. Obiettivamente non possiamo ritenere che avremmo potuto ottenere anche noi i risultati di questa giovane donna, con conseguente prestigio e riconoscimenti dal mondo scientifico, semplicemente perchè non abbiamo le sue competenze, perchè non dedichiamo la vita alla ricerca (e vi sarebbero altre motivazioni). Si può insinuare invidia in noi perchè siamo ambiziosi o perchè vediamo che la persona a noi vicina, che svolge magari la nostra stessa attività, che è dotata dei nostri stessi strumenti per emergere ( o anche minori capacità) ci supera. L'invidia è desiderio di veder l'altro cadere, è disvalore; la gratitudine è, al contrario, dare, riconoscere consapevolmente e liberamente il valore della persona ammirata. L'invidioso si nutre di rancore, il grato (non il cortigiano o il servile) ha l'animo sereno, sgombro da cattivi pensieri che lo fanno deviare verso sentieri bui....Ma io sono una persona semplice, che, forse, non è in grado di capire la profondità di pensiero di tanti studiosi dell'animo umano...

Unknown ha detto...

L'invidia è il desiderio di ottenere quello che l'altro ha.
Non necessariamente è accompagnata dal voler vedere l'altro cadere. E' di questa invidia che parlo, non della versione meschina. Invidiando in realtà diamo valore all'altro, non fosse altro perchè quello che possiede è importante per noi.
Ed è questo che conferma la verità della gratitudine. Come ho detto anche io ci ho messo un pò a mettere a fuoco il concetto.
Ebbene sì, un poco invidio Roberta Benetti, perchè ha fatto qualcosa di meraviglioso che, con ogni probabilità io non potrò mai fare (do sempre un certo spazio alla speranza); voglio la sua caduta? Assolutamente no, mi auguro che i suoi progressi perdurino e donino al mondo scoperte epocali.
In realtà è una tesi fenomenologica, il cervello rifiuta questa ipotesi perchè è condizionato dalla morale e dagli stereotipi. Ma il corpo capisce bene, quando sono grata sento una sensazione nello stomaco che rasenta il malessere. Ora che l'ho riconosciuta si è trasformata in mille farfalle.
Ed è bellissimo.
E lo auguro a tutti.
Voglio ringraziare Elisabetta perchè mi ha permesso di sviscerare ancora un poco questo argomento così caro.

Unknown ha detto...

Ho sfogliato il vocabolario Devoto-Oli per curiosità ("per buontempo" come si dice dalle nostre parti; in questo periodo ne ho, ma non sarà sempre così). Alla voce invidia si leggono effettivamente due accezioni: "1 = malanimo provocato dalla vista dell'altrui soddisfazione; secondo la dottrina cattolica uno dei 7 vizi capitali (opposto alla virtù della carità): crepare d'i., il dente, il morso dell'i..2- con un senso attenuato, per indicare il desiderio di poter godere dello stesso bene che altri possiedono: un'armonia familiare che è l'i. di tutti; ha una faccia bianca e rossa che è l'invidia di tutti." Evidentemente io mi sono riferita al significato primario del termine, tu ne hai colto un senso più sfumato, hai guardato nelle pieghe profonde del concetto. Esiste allora una invidia buona ed un'invidia gretta (questo, non per salvare capre e cavoli, come si suol dire...), così come esiste un egoismo buono, che è desiderio di salvaguardarci, è sopravvivenza della persona in senso olistico e c'è un egoismo meschino e miserando, ricerca del proprio vantaggio individuale a scapito dell'altro (ma questa è tutta un'altra storia). E' ovvio che se ti riferisci alla seconda accezione mi trovi d'accordo. Rimango dell'idea che non possiamo razionalmente essere invidiose della ricercatrice italiana. Io, d'altra parte, ti sono grata perchè mi dai lo spunto di esprimermi, ti ammiro perchè ti ritengo una donna capace: ti invidio? A livello conscio non direi proprio: può darsi che scavando, scavando...Io lascio sempre una porta aperta (a più possibilità, intendo)