Il lunedì ci ha portato questa notizia.
Fuori nevica e Ratzinger lascia lo scranno (non so se si chiama così, ma scettro o poltrona mi sembravano oltraggiosi in questo perdiodo).
Io sono sbalordita e il folletto psicocurioso che è in me si è risvegliato di botto.
Che succede?
Dove stiamo finendo?
Se nemmeno il Papa regge come pensiamo di poter reggere noi?
Mi si dirà: ma il peso del nostro mandato è molto diverso...
Va bene, è diverso, ma quali orrori ci aspettano se il Papa stesso non ce la fa?
Ci sono molte domande in questo post, forse troppe.
Io capisco Celestino V, era una struttura caratteriale schiva, un eremita, e poi era il medioevo, chi avrebbe retto in un periodo del genere.
Capisco anche Gregorio XII che non voleva trasferirsi.
Ma Joseph Aloisius non lo capisco proprio: era così vicino ad essere il Papa di tutti. Dalla cattedra al cuore dei bambini e di conseguenza al nostro cuore.
La sua prima enciclica, Deus caritas est, ci doveva dare una idea dello sconforto che quest uomo provava ad assumere un così grande potere. Il sapiente non si sente mai pronto e degno, mai.
L'ho creduto un dotto ed ho sbagliato.
Avrei dovuto leggere la sua saggezza in queste parole:
-L'amore comprende la totalità dell'esistenza in ogni sua dimensione, anche in quella del tempo. Non potrebbe essere diversamente, perché la sua promessa mira al definitivo: l'amore mira all'eternità. Sì, amore è « estasi », ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall'io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio.- LETTERA ENCICLICA DEUS CARITAS EST di Benedetto XVI
Quanto amore c'è nella sua rinuncia al trono di Dio?
Io penso tanto, tantissimo.
Magari mi sbaglio, ma il mio pensiero o un altro hanno lo stesso prezzo e quindi tale resta.
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