L’era di Narciso
Narciso, parole di burro
nascondono proverbiale egoismo nelle intenzioni.
Narciso, sublime apparenza,
ricoprimi di eleganti premure e sontuosità: ispirami.
nascondono proverbiale egoismo nelle intenzioni.
Narciso, sublime apparenza,
ricoprimi di eleganti premure e sontuosità: ispirami.
Carmen Consoli
Narciso,
che viveva in Arcadia, era il bellissimo figlio del fiume Cefiso e della Ninfa
Liriope. I genitori, per conoscere il futuro del loro figlio, lo portarono
dall'indovino Tiresia, che sentenziò: “Vivrà a lungo se non vedrà mai il suo
volto”.
Il giovane
aveva un corpo perfetto e il suo bellissimo viso era contornato di riccioli
biondi. Narciso aveva suscitato l'interesse di molte Ninfe, ma lui le aveva
sempre respinte. Un giorno Narciso, mentre camminava nel bosco inseguendo una
preda, giunse presso un laghetto che aveva un’acqua limpidissima, e poiché
aveva sete, si chinò per bere. In quel momento vide, senza riconoscerla, la sua
immagine riflessa nell’acqua e se ne innamorò immediatamente. Allargò le
braccia per abbracciare la splendida creatura che vedeva riflessa, ma scivolò,
annegò, e il suo corpo fu mutato in un fiore.
Ovidio
Come ci rivelò, in tempi non sospetti, l’autore delle
Metamorfosi, il “disturbo narcisistico di personalità” è caratterizzato
fondamentalmente da un senso di grandiosità che si ripercuote nella necessità
di essere ammirati dagli altri ed in una
certa mancanza di empatia.
Gli individui con questo disturbo hanno un senso
grandioso della propria importanza, sovrastimano le proprie capacità, ed
esagerano i propri talenti, apparendo spesso presuntuosi e arroganti.
Essi, inoltre, presumono che gli altri riconoscano le
loro superiori qualità, e quando ciò non accade possono rimanere molto sorpresi
e dedurre di poter essere capiti solo da persone fuori dell’ordinario.
In realtà , dietro a questa apparente sicurezza circa la
propria grandezza, si cela un'autostima molto fragile che costituisce fonte di
dubbi costanti sul proprio effettivo valore.
Da qui, la continua ricerca da parte di questi soggetti
di conferme esterne che possano rassicurarli su tale punto, con continue
richieste di attenzione e ammirazione, accompagnate dalla costante
preoccupazione del giudizio altrui.
È interessante notare come le caratteristiche del
“disturbo narcisistico di personalità” si attaglino a buon diritto all’uomo di
successo del nuovo millennio, che risulta essere grandioso, ammirato e
adiabatico. Il termine adiabatico è
un termine usato in fisica che però può, secondo me, esprimere un modo d’essere
dell’uomo meglio di quanto potrebbe fare un qualsiasi altro aggettivo
riferibile ad una persona. In termodinamica, infatti, un sistema è detto adiabatico quando
è chiuso e non può scambiare con l'ambiente esterno né calore né materia, ma solamente lavoro. E se
ci pensiamo un attimo ci rendiamo conto che si comportano così gran parte dei
narcisisti; con la differenza che oltre a non scambiare calore, riescono a far
lavorare il prossimo in modo esemplare! Il vero narciso però non annega nel
momento in cui si specchia nell’acqua. Il vero narciso lo fa quando, osservando
la propria immagine riflessa negli altri, non vede quello che si aspetta gli
altri pensino di lui; indice questo di una autostima talmente minata da
rasentare lo zero. Non è facile vivere accanto ai narcisisti, ed è per questo
che è così difficile vivere al giorno d’oggi, la nostra società è caratterizzata
da un imperversare di questo fenomeno che sovente sfocia nella patologia, che
ci viene somministrato a pillole frequenti dai media. Se non hai successo non
esisti!
Dopo l’esperienza di Copernico, che con la teoria
eliocentrica minò la centralità dell’uomo nell’universo, dopo Darwin, che con
la teoria evoluzionistica gli negò pure una dignità superiore all’interno della
natura, Freud ebbe modo di definire la psicoanalisi “la terza ferita
narcisistica dell’umanità”. Mentre l’uomo, infatti, tende a ritenersi superiore
agli animali, in quanto, a differenza di questi, che agiscono istintivamente, è
dotato di facoltà quali l’appercezione, la ragione e il libero arbitrio, la
psicoanalisi, con le sue due teorie fondamentali dell’inconscio e della libido, nega
la validità di tale convinzione: l’uomo crede di essere libero, di prendere
decisioni in base a considerazioni razionali, invece è guidato dalle pulsioni,
e la vita psichica cosciente è dominata dall’inconscio.
Per parte mia, senza volere assurgere alla grandezza del
padre della psicoanalisi, oserei definire i media “la quarta ferita
narcisistica dell’umanità”. Infatti, per quanto ci si arrabatti e per quanto ci
si impegni per essere all’altezza dei modelli propostici dai vari messaggi più
o meno subliminali, saremo sempre un poco più in basso, un po’ meno belli, un
po’ meno ricchi, un po’ meno e basta. E questo si ripercuoterà su chi ci sta
accanto, vittime e carnefici di un gioco che non controlliamo in alcun modo.
L’unica maniera per ristabilire un equilibrio è tentare
di concentrarci sui nostri bisogni e non su quelli che ci vengono inculcati fin
dai primi mesi di vita. È un cammino che spesso richiede un lavoro
straordinario e un’umiltà che poco ha a che fare con i modelli che ci
inculcano.
Sediamoci e ascoltiamo il nostro respiro: è questo che
ci da la certezza di essere vivi.
Sediamoci e ascoltiamo il battito del nostro cuore: la
sua melodia ci racconta la verità.
Sediamoci e visualizziamo il nostro corpo: la perfezione
degli incastri di muscoli, ossa, pelle, nervi ci dirà quanto siamo vicini
all’immagine divina che vogliono sia emulata attraverso l’apparenza.
La differenza è questa, in realtà, e il segreto è così
semplice che, abituati a complicare tutto, non riusciamo a vederlo: noi siamo
una parte di Dio, che ci piaccia o meno, solo per il fatto che respiriamo,
senza forzature, senza sepolcri imbiancati e maschere dionisiache.
Dovremmo solo imparare a ricordarlo.
« Non sono narcisista, né egoista. Se
fossi vissuto nell'antica Grecia non sarei stato Narciso». «E chi saresti
stato? ». « Giove.. »
Woody Allen

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