sabato 23 febbraio 2013

L'era di Narciso



L’era di Narciso



Narciso, parole di burro
nascondono proverbiale egoismo nelle intenzioni.
Narciso, sublime apparenza,
ricoprimi di eleganti premure e sontuosità: ispirami.

Carmen Consoli


Narciso, che viveva in Arcadia, era il bellissimo figlio del fiume Cefiso e della Ninfa Liriope. I genitori, per conoscere il futuro del loro figlio, lo portarono dall'indovino Tiresia, che sentenziò: “Vivrà a lungo se non vedrà mai il suo volto”.
Il giovane aveva un corpo perfetto e il suo bellissimo viso era contornato di riccioli biondi. Narciso aveva suscitato l'interesse di molte Ninfe, ma lui le aveva sempre respinte. Un giorno Narciso, mentre camminava nel bosco inseguendo una preda, giunse presso un laghetto che aveva un’acqua limpidissima, e poiché aveva sete, si chinò per bere. In quel momento vide, senza riconoscerla, la sua immagine riflessa nell’acqua e se ne innamorò immediatamente. Allargò le braccia per abbracciare la splendida creatura che vedeva riflessa, ma scivolò, annegò, e il suo corpo fu mutato in un fiore.

Ovidio

Come ci rivelò, in tempi non sospetti, l’autore delle Metamorfosi, il “disturbo narcisistico di personalità” è caratterizzato fondamentalmente da un senso di grandiosità che si ripercuote nella necessità di essere ammirati dagli altri ed in  una certa mancanza di empatia.
Gli individui con questo disturbo hanno un senso grandioso della propria importanza,  sovrastimano le proprie capacità, ed esagerano i propri talenti, apparendo spesso presuntuosi e arroganti.
Essi, inoltre, presumono che gli altri riconoscano le loro superiori qualità, e quando ciò non accade possono rimanere molto sorpresi e dedurre di poter essere capiti solo da persone fuori dell’ordinario.
In realtà , dietro a questa apparente sicurezza circa la propria grandezza, si cela un'autostima molto fragile che costituisce fonte di dubbi costanti sul proprio effettivo valore.
Da qui, la continua ricerca da parte di questi soggetti di conferme esterne che possano rassicurarli su tale punto, con continue richieste di attenzione e ammirazione, accompagnate dalla costante preoccupazione del giudizio altrui.

È interessante notare come le caratteristiche del “disturbo narcisistico di personalità” si attaglino a buon diritto all’uomo di successo del nuovo millennio, che risulta essere grandioso, ammirato e adiabatico. Il termine adiabatico è un termine usato in fisica che però può, secondo me, esprimere un modo d’essere dell’uomo meglio di quanto potrebbe fare un qualsiasi altro aggettivo riferibile ad una persona. In termodinamica, infatti, un sistema è detto adiabatico quando è chiuso e non può scambiare con l'ambiente esterno né calore né materia, ma solamente lavoro. E se ci pensiamo un attimo ci rendiamo conto che si comportano così gran parte dei narcisisti; con la differenza che oltre a non scambiare calore, riescono a far lavorare il prossimo in modo esemplare! Il vero narciso però non annega nel momento in cui si specchia nell’acqua. Il vero narciso lo fa quando, osservando la propria immagine riflessa negli altri, non vede quello che si aspetta gli altri pensino di lui; indice questo di una autostima talmente minata da rasentare lo zero. Non è facile vivere accanto ai narcisisti, ed è per questo che è così difficile vivere al giorno d’oggi, la nostra società è caratterizzata da un imperversare di questo fenomeno che sovente sfocia nella patologia, che ci viene somministrato a pillole frequenti dai media. Se non hai successo non esisti!

Dopo l’esperienza di Copernico, che con la teoria eliocentrica minò la centralità dell’uomo nell’universo, dopo Darwin, che con la teoria evoluzionistica gli negò pure una dignità superiore all’interno della natura, Freud ebbe modo di definire la psicoanalisi “la terza ferita narcisistica dell’umanità”. Mentre l’uomo, infatti, tende a ritenersi superiore agli animali, in quanto, a differenza di questi, che agiscono istintivamente, è dotato di facoltà quali l’appercezione, la ragione e il libero arbitrio, la psicoanalisi, con le sue due teorie fondamentali dell’inconscio e della libido, nega la validità di tale convinzione: l’uomo crede di essere libero, di prendere decisioni in base a considerazioni razionali, invece è guidato dalle pulsioni, e la vita psichica cosciente è dominata dall’inconscio.
Per parte mia, senza volere assurgere alla grandezza del padre della psicoanalisi, oserei definire i media “la quarta ferita narcisistica dell’umanità”. Infatti, per quanto ci si arrabatti e per quanto ci si impegni per essere all’altezza dei modelli propostici dai vari messaggi più o meno subliminali, saremo sempre un poco più in basso, un po’ meno belli, un po’ meno ricchi, un po’ meno e basta. E questo si ripercuoterà su chi ci sta accanto, vittime e carnefici di un gioco che non controlliamo in alcun modo.
L’unica maniera per ristabilire un equilibrio è tentare di concentrarci sui nostri bisogni e non su quelli che ci vengono inculcati fin dai primi mesi di vita. È un cammino che spesso richiede un lavoro straordinario e un’umiltà che poco ha a che fare con i modelli che ci inculcano.
Sediamoci e ascoltiamo il nostro respiro: è questo che ci da la certezza di essere vivi.
Sediamoci e ascoltiamo il battito del nostro cuore: la sua melodia ci racconta la verità.
Sediamoci e visualizziamo il nostro corpo: la perfezione degli incastri di muscoli, ossa, pelle, nervi ci dirà quanto siamo vicini all’immagine divina che vogliono sia emulata attraverso l’apparenza.
La differenza è questa, in realtà, e il segreto è così semplice che, abituati a complicare tutto, non riusciamo a vederlo: noi siamo una parte di Dio, che ci piaccia o meno, solo per il fatto che respiriamo, senza forzature, senza sepolcri imbiancati e maschere dionisiache.
Dovremmo solo imparare a ricordarlo.

« Non sono narcisista, né egoista. Se fossi vissuto nell'antica Grecia non sarei stato Narciso». «E chi saresti stato? ». « Giove.. »

Woody Allen


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